Memorie del presbiterio/I

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
I

../Introduzione ../II IncludiIntestazione 9 dicembre 2017 100% Da definire

Introduzione II
[p. 1 modifica]

LE MEMORIE DEL PRESBITERIO




J’ai plus de souvenirs que
si j’avais mille ans.



I.


Fra parecchie centinaia di versi che, in mancanza di meriti più assoluti, ebbero incontestabilmente quello di sciogliere per bene lo scilinguagnolo alla sonnolenta critica letteraria del bel Paese, v’hanno due componimenti sovra cui piovve con rara abbondanza la lode; la lode che è per l’anima di un autore ciò che è pei fiori la pia rugiada dell’alba.

Uno di quei componimenti aveva nome il Professore di greco, l’altro portava il titolo che sta in cima di queste righe.

Senza ch’egli ripudii gli altri suoi figli, è naturale che questi due sieno i prediletti del poeta.

Guardate il sorriso trionfante della madre di cui vi prendete nelle braccia e accarezzate, ammirando, il bambino; per poco ella si ristà dal fare altrettanto con voi. [p. 2 modifica]

Per me, se me ne fosse data licenza, non indugerei un momento a rispondere con baci in fronte alle indulgenze accordate a quelle mie strofe. Tanto più che, oggidì, le creature che si commovono un po’ ancora alla poesia sono le donne, e le donne belle in ispecie.

Ma l’esercizio di siffatti rendimenti di grazie non è concesso in questa valle di frutti proibiti. Forse provvidenzialmente: lo scambio delle gentilezze e delle cortesie diventerebbe troppo generale, e la musica di baci finirebbe per assordar di soverchio la gente d’affari.

Però baciar col pensiero non è, che io mi sappia, proibito. Ed è un bacio morale che io intendo appunto inviare con queste semplici memorie, come un ringraziamento a quelle poche anime appassionate che forse, nelle ore men gaie, si ricordano ancora del mio vecchio professore e dei mio vecchio curato — due scheletri, adesso, amendue.

Semplici memorie; è la giusta parola.

Cominciano e finiscono in un paesello delle Alpi. Il povero sant’uomo e il suo presbiterio, un medico e una farmacia, un sindaco e la sua storia... — Ecco tutte le mie scene e tutti i miei personaggi.

Nulla è grande, nulla è piccino; il cuore ne è la misura; e un po’ del mio è restato lassù in quei boschi, fra quelle pareti bianche, in mezzo a quel beato silenzio; lassù dove furono prima pensate queste pagine.

Epperò, chi volesse trovarci altra cosa che un po’ di cuore non legga. — So di alcuni, i quali di quel po’ si accontenteranno.