Monarchia/Libro I/Capitolo XIII

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Libro I - Capitolo XIII

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Come el mondo è optime disposto quando in lui la g[i]ustitia è potentissima.

Holtre a questo, el mondo hottime è disposto quando in lui la g[i]ustitia è potentissima. E però Vergilio, volendo lodare e secoli suoi, nella Boccolicha disse: «Hora torna la vergine, hora tornano e regni di Saturno». Chiamava ’la vergine’ la g[i]ustitia, la quale si chiama ancora ’Astrea’, c[i]oè stellante; ’e regni di Saturno’ chiamava e regni hottimi, e quali si chiamavano ancora ’e regni d’oro’. E la g[i]ustitia è potentissima solo sotto huno monarcha: adunque alla hottima dispositione del mondo necessaria è la monarchia. è da notare che ·lla g[i]ustitia, in sé et in propia natura considerata, è una certa rettitudine et regola che da ogni parte schaccia el torto: e ·ccosì non riceve in sé più et meno, siccome la biancheza nella sua astratione considerata. Perché queste forme avengono al conposto, e di sé sono una essentia senplice et invariabile, come dice el Maestro de’ Sei Prencipii. Nientedimeno ricevono più et meno dalla parte de’ sugepti, secondo che più et meno de’ contrari in que’ subgepti è mescolato. Adunque, dove minima cosa di contrarietà si mescola con la g[i]ustitia, quanto allo abito et quanto all’operatione, la g[i]ustitia è potentissima, e puòssi dire di lei, come disse Aristotile: «Né Espro né Lucifero è sì amirabile». Inperò ch’ella è allora simile alla luna che risguarda el fratello suo per diamitro dalla purpurea et mattutina serenità. In quanto allo abito, la g[i]ustitia alcuna volta ha contrarietà nel volere; inperò, ove la volontà da ogni cupidità nonn–è sincera, benché la g[i]ustitia vi sia, nientedimeno la g[i]ustitia non è nello splendore della purità sua: inperò ch’ell’ha ’l sugepto, el quale a ·llei si contrapone; e però meritamente sono schacc[i]ati quelli che riducono el g[i]udice a perturbatione d’animo. Ma quanto alla operatione, la g[i]ustitia ha contrarietà nel potere; inperò che, essendo la g[i]ustitia virtù a rispetto d’altri, chi ·ssarà che adoperi secondo questa se non ha potenza di tribuire a c[i]ascuno quello che ·ssi gli conviene? Di qui procede che quanto el g[i]usto è più potente, tanto la g[i]ustitia nella hoperatione sua è più anpla.

Di qui in questo modo s’arguisce: la g[i]ustitia è potentissima nel mondo quando ella è inn–uno subgetto volentissimo et potentissimo; solo tale è il monarcha; adunque solo quand’ella è nel monarcha la g[i]ustitia nel mondo è potentissima. Questo argumento corre per la seconda fighura colla neghatione intrinsica, ed è simile a questo: [ogni] B è A; solo el C è A; adunque solo el C è B. E questo è quasi così: ogni B è A; nessuno altro che ’l C è A; adunque nessuno altro che ’l C è B. La prima apparisce per la dichiaratione sua; l’altra così si dimostra, e primo quanto al volere, di poi quanto al potere. E ·ssappia che alla g[i]ustitia massime si contrapone la chupidità, come dice Aristotile nel secondo A Nicomaco. Rimossa in tutto la cupidità, non resta alla g[i]ustitia alcuno contrario, onde è sententia d’Aristotile che quello che ·ssi può diterminare per legge, non si lasci allo albitro del g[i]udice. Questo si fa per sospetto della cupidità, che ·ffacilmente rivolge la mente degli huomini. Ma dove non resta alcuna cosa che ·ssi possa desiderare, ivi non può essere cupidità: perché, distrutti gli ogetti, si distrugono e movimenti che ·ssono ad essi. El monarcha non ha che desiderare, inperò che ·lla sua g[i]urisditione dallo occeano è terminata. Questo non è negli altri principi, le signiorie de’ quali confinano ad altre signiorie, come el regno di Chastiglia al regno d’Aragona. Per questo el monarchà intra ·ttutti e mortali può essere sincerissimo subgetto della g[i]ustitia. Ancora, come la cupidità, per pocha ch’ella sia, onubila et abaglia l’abito della g[i]ustitia, così la charità et retta dilettione l’assottiglia et chiarificha.

Adunque in colui può ottimo luogho avere la g[i]ustitia, nel quale può essere molto la retta diletione; el monarcha è tale: adunque, essendo lui, la g[i]ustitia è ho può essere validissima. Et che la retta dilectione faccia questo che è detto, così si dichiara: la cupidità, dispreg[i]ando la sotietà humana, cercha le cose altrui; et la carità, spreg[i]ate tutte l’altre cose, cercha Iddio et gli huomini, et per conseguenza el bene dello huomo. Et conciosiaché tra gli altri beni dello huomo sia vivere in pacie, come di sopra si diceva, e questo massime dalla g[i]ustitia proccede, la charità massime fortificherà la g[i]ustitia, e la magiore charità maggioremente. E ·cche ’l monarcha massime debba avere la repta dilettione degli huomini, così si dimostra: hogni cosa amabile tanto più è amata quanto è più propinqua allo amante; ma gli huomini sono più propinqui al monarcha che agli altri principi: adunque da ·llui massime sono ho debbono essere amati. La prima è manifesta, se si considera la natura de’ patienti et degli agenti. La secondaper questo apparisce, perché gli huomini s’apropinquano agli altri prencipi mediante el monarcha, et non per contrario. E ·cchosì principalmente et sanza mezo el monarcha ha chura di tutti, et gli altri prencipi hanno chura pel monarcha, inperò che ·lla cura loro da quella suprema chura discende. Item, quanto la chagione è più huniversale, tanto più ha forza di chagione, perché la inferiore chagione non è chagione se none per virtù della superiore, come è manifesto nel libro Delle Chause; e quanto la chagione è più chagione, tanto più ama lo effetto, conciosiaché ·ttale dilectione dalla natura della chagione dipende. Adunque, perché ’l monarcha è intra mortali huniversalissima chagione che gli huomini vivano bene, faccendo gli altri principi questo per vigore di lui, seguita che ’l bene degli huomini è massime da ·llui amato. E ·cche ’l monarcha massime sia disposto all’operatione della g[i]ustitia nessuno dubita, intendendo che ·ss’egli è monarcha non può avere nimici.