Monarchia/Libro III/Capitolo XIII

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Libro III - Capitolo XIII

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Dante Alighieri - Monarchia (1312)
Traduzione dal latino di Marsilio Ficino (1468)
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Pruova che ·lla chiesa non à virtù di dare autorità al prencipe romano, perch’ela non l’ha né da ·dDio, né da ·ssé, né da altro inperadore, né da tutto el consentimento de’ mortali, né dalla mag[i]ore parte.

Oltre a questo, se ·lla chiesa avesse virtù di dare autorità al prencipe romano, o e[lla] l’arebbe da Dio, o da ·ssé, o da altro inperadore, o da tutto el consentimento de’ mortali, o dalla maggiore parte: non c’è altra via per la quale questa virtù possa essere venuta alla chiesa; ma da nessuno di costoro ha questo: adunque non l’ha inn–alcuno modo. Et che da nessuno di costoro l’abbia, così si mostra. Inperò che ·sse l’avessi da Dio ricevuta, questo sarebbe stato per leggie divina o naturale, perché quello che ·ssi riceve da natura si riceve da Dio, ma non per contrario. Ma non la riceve per naturale leggie, perché la natura non pone leggie se none a’ ssuoi effetti, conciosiaché Dio non sia insufficiente al non potere produrre alcuno effetto sanza gli agenti secondi. E non essendo la chiesa effetto di natura, ma di Dio dicente «Sopra questa pietra edificherò la chiesa mia», et altrove «Io ho finita l’opera che ·ttu mi desti a ·ffare», è manifesto che ·lla natura non gli dette la leggie. Né anche per divina leggie, inperò che ogni leggie divina nel grenbo d’i due testamenti si contiene, nel quale grenbo non posso trovare la cura delle cose tenporali al primo o novissimo sacerdotio essere commessa. Ma più tosto truovo e primi sacerdoti da quella per comandamento essere rimossi, come apparisce per le parole di Dio a Moysè; et e sacerdoti hultimi, per le parole di Cristo a’ discepoli: la quale non sare’ possibile che da loro fusse rimossa se l’autorità del tenporale governo dal sacerdotio dipendessi, conciosiaché nel dare autorità vi sarebbe sollecitudine di provedere, dipoi cautela continova acciò che ·cchi avessi ricevuto autorità dalla retta via non si partissi. Et che non l’abia ricevuta da ·ssé facilmente appariscie. Nessuna cosa è che possa dare quel che nonn–ha; onde qualunque fa alcuna cosa, debbe essere inn–atto tale quale quello che intende fare, secondo la Metafisicha. Sicché se ·lla chiesa si dette quella virtù, non l’avea prima ch’ella la desse, e ·ccosì arebbe dato quello ch’ella non aveva: e questo non è possibile. E ·cch’ella non l’abia da ’nperadore ricevuta, di sopra abiàno dichiarato. Chi dirà ch’ella l’abbia avuto dal consenso di tutti gli huomini o della maggiore parte, perché non solo li Africani et Asiani tutti, ma etian la magior parte degli Europi hanno questo inn–odio? Egli è fastidiosa cosa nelle materie manifestissime adurre le pruove.