Novelle (Bandello, 1910)/Parte I/Novella XI

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Novella XI - Un senatore trovando la moglie in adulterio fa l’adultero fuggire, e salva il suo onore insieme con quello della moglie

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Novella XI - Un senatore trovando la moglie in adulterio fa l’adultero fuggire, e salva il suo onore insieme con quello della moglie
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IL BANDELLO

al signor

vicenzo attellano


Ragionandosi questi di, ove noi eravamo, di messer Bernardino Busto dottore, che avendo trovata la notte la moglie nel letto con l’amante che subito se ne fuggí, che in quell'ora medesima, ancor che la neve fosse alta in terra, aveva mandata via la moglie scalza con una camiscia sola in dosso, furono diversi i giudici di quelli che parlarono, secondo che sono vari gli affetti degli uomini. Voi, se ben vi ricorda, diceste che mai non avevate avuto moglie né ancora animo di prenderla, trovandovi tre gentilissimi nipoti figliuoli di vostro fratello i quali per figliuoli propri tenete ed amate. Che nondimeno, se mai vi cadesse ne l'animo di maritarvi e che per disaventura conosceste d’andare a la volta di Corneto, che voi non svergognareste né lei né voi, ma che pigliareste la lepre col carro, come fanno i savi che non vogliono entrare in bocca del volgo. Ci furono di molti che lodarono questa openione, e quivi molte e varie cose si dissero. Fu anco detto d’un certo barone del regno di Francia, il quale, essendo stato qualche dí e mesi fuor del paese e tornando a casa, condusse seco un figliuolin bastardo, che s’aveva acquistato d’una gentildonna, e ritrovando a l’improvviso la moglie nel letto di quattro o cinque giorni, che non aveva potuto il nato figliuolo far nascondere, disse baciando la sua donna: — Moglie mia, voi ne avete fatto ed io altresí. Del passato non se ne parli piú. Chi ha fatto s’abbia fatto, e per l'avvenire attendiamo a far buona cera. — Si rise assai di questo barone e si disse che aveva mangiato troppo zafferano. [p. 146 modifica]Fu anco detto d’un gentiluomo di Mantova, il quale, trovato che la moglie sua aveva nel letto l’amante, fermò di sorte l’uscio che non si potesse aprire, sapendo la fenestra aver la ferrata, e se n’andò di lungo a san Sebastiano a parlar al signor Francesco Gonzaga marchese di Mantova, al quale domandò licenza d’ammazzar l’adultero che era con la moglie e lei insieme. Il marchese alora iratamente gli disse: — Becco cornuto, se tu hai ardire di torcer un pelo né a tua moglie né a colui che è seco, io ti farò impiccare. Ben ti giuro, se subito che gli trovasti insieme tu gli avessi uccisi, io te l’averei perdonato. Va’ e lascia partir colui liberamente. — E cosí chi diceva una cosa e chi ne diceva un’altra. A la fine l’eccellente dottore messer Francesco Midolla, senatore del parlamento di Milano e vostro cognato, uomo di singolar dottrina e di molta esperienza, disse: — Signori miei, se m’ascoltate io vi dirò quanto prudentemente un senatore di Parigi in simil caso si diportasse; — e quivi narrò un memorabil caso, il quale da me ridotto al numero de le mie novelle vi dono. State sano.

NOVELLA XI

Un senatore, trovando la moglie in adulterio, fa l’adultero fuggire e salva il suo onore insieme con quello de la moglie.

Non è molto, signori miei, che essendo io in Parigi, vi fu un consigliero o senatore del parlamento, che è il primo di molti che sono in Francia, il quale, essendo giá in etá, aveva per moglie una bella giovane, francese anch’ella, la quale egli sommamente amava. Ella che era fresca e di pel rosso e che vedeva il marito debole e senza possa di poter spesso inacquar il suo giardino, e che quasi ogni mattina si levava innanzi dì, in quell’ora che ella averebbe voluto giocare a le braccia e cacciar il diavolo ne l’inferno, si trovava troppo di mala voglia veggendosi perder senza piacere la sua giovanezza. Onde volendo proveder a’ casi suoi con quel meglior modo e piú secretezza che fosse possibile, pensò che di leggero averebbe la [p. 147 modifica]comoditá, pur che ritrovasse persona che le aggradisse; perciò che, andando a buon’ora monsignor suo marito in parlamento e tardi a casa ritornando, averebbe in quel tempo agio di sodisfare ai suoi bisogni. Fatta questa considerazione tra sé, si mise a star su la porta ed a la finestra per veder chi andava per la contrada e per far scielta d’uno che piú le fosse paruto a suo proposito. E tutto il dì veggendone passar molti e quasi nessuno al suo appetito sodisfacendo, avvenne che un dì le passò dinanzi uno d’etá di ventisei in venti otto anni, il quale facendole riverenza cortesemente con la berretta e andando di lungo per i fatti suoi, molto ne la prima apparenza le piacque. Era colui lombardo, al quale occorreva quattro o sei volte il dì, e piú e meno secondo le faccende che aveva per le mani, far quella strada. Il che da la donna avvertito e tre e quattro giorni osservato il passar di quello, e piú ogni volta piacendole, cominciò, quando passar il vedeva, a fargli buon viso e mostrar d’aver sommamente caro l’onore ch’egli le faceva. Di che accortosi il giovine che avveduto era, pensò che forse fuor di proposito non sarebbe che egli a far con la donna servitú si fosse messo. E stando in questo pensiero e passandole una volta come soleva dinanzi, ella gli disse: — Monsignor, ove andate voi cosí in fretta? — e tutta in viso arrossi. Il lombardo fermatosi, e avendo assai buona lingua franzese, le rispose con riverenza e disse: — Madonna, io vado per certe mie faccende fin al ponte di Nostra Donna; ma se v’è cosa ove io possa farvi servigio e che degnate comandarmi, mi trovarete sempre presto ad ubidirvi, essendo di giá qualche tempo che io desidero esser vostro servidore. — E veggendo lampeggiar gli occhi a la donna, cominciò a strigner la pratica e dirle che erano parecchi mesi che egli era fieramente di lei innamorato, ma che per esser straniero mai non era stato oso di manifestarle il suo fervente amore. Insomma, avendone la donna piú voglia di lui, s’accordò seco che la seguente matina a buon’ora egli fosse ne la contrada, e come monsignor uscisse per andar in parlamento, che egli entrasse in casa e diritto se n’andasse a la tal camera, e mostrogliela. Il lombardo il tutto essegui e si trovò nel letto [p. 148 modifica]con lei, e seco altra giacitura facendo che il marito non aveva mai fatto, la contentò mirabilmente e corse in tre ore cinque poste senza mutar cavallo. Ora la bisogna andò cosí che, trovando il lombardo il terreno morbido e grasso e la donna un lavoratore che sempre era piú fresco e gagliardo, s’accordarono insieme piú che volentieri di tener lavorata la possessione, e cosi insieme si dimesticarono che anco talora da mezzodi egli andava a far una e due vangate, e durarono molti mesi. Ma essendo insieme una volta e ruzzando a la scalpestrata il lombardo con la donna, furono da uno di casa sentiti, il quale sospettando di ciò che era si mise in aguato e vide uscir il giovine di camera. Il perché, non lasciando la padrona di vista, s’accorse che ordinariamente la matina, come monsignor usciva di casa, che l’amico v’entrava. Onde avvertitone un altro che di cancegliero serviva il marito, una matina che il lombardo era in camera andò e il tutto al padrone scoperse, avendo lasciato il cancegliero a la guardia. Venuto monsignor a casa, fece fermar la porta e volle che li dui stessero di sotto armati con alabarde, a fine che se il giovine gli scappava da le mani che essi lo ammazzassero. Dapoi messa giú la toga, prese una spada e andò a la camera e bussò, chiamando la donna, la quale, trovandosi com’era, si tenne morta. Nondimeno aperse l’uscio, il quale subito il marito chiuse. Era il lombardo senz’arme e giá s’aveva messo le calze ed il giubbone, quando monsignor gli disse: — Io non so chi tu sia, ma se tu non vuoi morire, piglia le tue vesti e subito salta giú da questa finestra. — Parve questo un pan unto al giovine, e preso il saio e la cappa saltò giú in un cortile d’un vicino, ed ebbe così la fortuna favorevole che da nessuno fu veduto. Serrò poi la finestra messer lo dottore e chiamò su i dui spioni, avendo fatto rientrar la donna nel letto. Come quelli furono in camera disse loro: — Ove è colui che voi detto mi avete giacersi con mia moglie? Poltronieri e gaglioffi che voi sète a voler infamar una donna da bene. Voi eravate certamente imbriachi, villani che sète. Andate, ché per questa volta io ve la perdono, ma per l’avvenire aprite ben gli occhi. — Coloro andarono giú che [p. 149 modifica]parevano spiritati, e non sapevano che dire. Il marito, fatta un’agra riprensione a la moglie che piú non incappasse in questo errore, ritornò in senato. Ma la donna non si potendo smenticar il suo amante, trovò altro modo d’esser piú segretamente seco. Ora non vi pare egli, signori miei, che questo consigliero meglio si consigliasse che non si conseglio messer Bernardino Busto od il melenso mantovano? Certamente, se egli sapeva ben consigliar altri, in questo pericolosissimo caso egli consigliò benissimo se stesso, salvando l’onor proprio e quello de la moglie.



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