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Odi (Anacreonte)/Ode LXII

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Ode LXII

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Anacreonte - Odi (Antichità)
Traduzione dal greco di Francesco Saverio de' Rogati (1824)
Ode LXII
Ode LXI Ode LXIII

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AD APOLLO.


ODE LXII.


Quì la cetra: or cogli emoli accanto
     Sull’arena io non scendo, io non canto,
     3A raccor la sudata mercè.
Ma chi è saggio, alla nota palestra
     Non s’espone, se pria non s’addestra
     6A cantare i suoi carmi fra se.

Frigj modi all’eburnea mia cetra
     Mentre adatto, i miei labbri sull’etra
     9Sacri carmi faranno volar.
L’ali scuote, ed al soffio del vento
     Gode il cigno l’estremo concento
     12Così pur sul Caistro accordar.

S’è pur vero che il tripode antico,
     L’aurea cetra, l’alloro pudico
     15Sian di Febo ornamento ed onor,
Or di Febo (secondami, o Musa)
     Cantar voglio la speme delusa,
     18L’ardor vano, l’inutile amor.

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Egli amava una vaga, una bella,
     Ma severa, ma casta donzella,
     21Che giammai non conobbe pietà.
Ei la segue, ella fugge, e qual pianta
     Di corteccia e di frondi s’ammanta,
     24E in alloro cangiando si va,

Febo, acceso d’un tenero affetto,
     Febo corre per stringere al petto
     27La cagion del suo vivo martir.
E abbracciando quel tronco, gli sembra
     D’abbracciarne le tenere membra,
     30D’esser quasi vicino a gioir.

Onde avvien, ch’oggi più dell’usato
     Io ti senta commosso agitato,
     33Mio pensier, da qual estro non so?
Tendi l’arco, e con braccio gagliardo
     Alla meta vibrando il tuo dardo.
     36Trionfante partir ti vedrò.

No: che fai? Della Diva più vaga
     Tu quell’arco deponi, che impiaga
     39Dell’Olimpo lo stuolo divin.
E imitando il buon vecchio di Teo,
     Tu ripiglia col plettro Febeo
     42Fra i mortali l’usato cammin.

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Colla tazza, che accende la gara,
     Nuovi carmi disponi prepara
     45De’ fanciulli all’amabile stuol;
Onde trovi quel giovane coro
     Nell’ambrosia sollievo ristoro,
     48Quando fugge da’ raggi del Sol.