Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo ventottesimo

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo ventottesimo

../Capitolo ventisettesimo ../Capitolo ventinovesimo IncludiIntestazione 23 agosto 2016 75% Da definire

Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
Capitolo ventottesimo
Capitolo ventisettesimo Capitolo ventinovesimo

Nella seconda giornata di viaggio, tutto fu nuovo e interessante per Elizabeth. Il suo animo era sereno perché aveva trovato così bene Jane da poter escludere ogni preoccupazione per la sua salute, e la prospettiva del futuro viaggio nel Nord era per lei una grande fonte di gioia.

Appena ebbero lasciato la strada principale per una via secondaria diretta a Hunsford, tutti gli occhi cercavano il Rettorato e a ogni svolta si aspettavano di vederlo apparire. Da un lato la strada fiancheggiava la cinta del parco di Rosings, ed Elizabeth sorrideva tra sé, ricordando tutto quello che le era stato detto a proposito dei suoi abitanti.

Finalmente poterono distinguere la casa parrocchiale: il giardino declinante verso la strada, la casa nel bel mezzo, i pali verdi e la siepe d’alloro, tutto indicava che stavano per arrivare. Mrs. Collins e Charlotte comparvero sulla porta e la carrozza si fermò a un cancelletto che conduceva, attraverso un viale ghiaiato, alla casa. Tra complimenti e sorrisi, uscirono in fretta dalla carrozza, rallegrandosi reciprocamente di rivedersi. Charlotte accolse la sua amica con il più vivo piacere, ed Elizabeth, nel vedersi ricevuta così affettuosamente, si sentì sempre più contenta di essere venuta. Si accorse subito che il matrimonio non aveva per niente mutato i modi di suo cugino; la sua cortesia era rimasta manierata e convenzionale. Egli la trattenne per qualche minuto al cancello per informarsi minutamente sulla sua famiglia.

Quindi, senza altra sosta se non per far loro notare l’elegante semplicità dell’ingresso, i viaggiatori furono introdotti in casa, e appena nel salotto Mr. Collins diede loro per la seconda volta il benvenuto nella sua umile dimora, sempre nella forma più cerimoniosa, e ripeté insistentemente le offerte di qualche rinfresco già fatte da sua moglie.

Elizabeth si era preparata a vederlo in tutta la sua gloria e non poté trattenersi dal pensare che, nel mostrare le belle proporzioni della camera, la sua eleganza e la sua mobilia, aveva l’aria di rivolgersi in modo particolare alei, quasi per farle notare tutto quello che aveva perduto col suo rifiuto. Ma, nonostante tutte le eleganze e le comodità, Elizabeth fu incapace di compiacerlo dando il più lieve segno di pentimento; guardava invece con un certo stupore la sua amica chiedendosi come poteva avere un’aria così allegra accanto a un compagno simile. Quando Mr. Collins diceva qualcosa di cui sua moglie poteva a buon diritto vergognarsi, cosa che accadeva spesso, Elizabeth guardava involontariamente Charlotte; e due volte poté sorprendere un lieve rossore, ma in genere Mrs. Collins, molto saviamente, pareva non rilevare nemmeno quello che udiva. Dopo aver ammirato abbastanza a lungo ogni mobile della camera, dal canterano al parafuoco, e dopo aver raccontato il loro viaggio e tutto quello che avevano fatto a Londra, Mr. Collins li invitò a fare un giro nel giardino che era grande e ben disposto e del quale si occupava lui stesso. Lavorare il giardino era infatti uno dei suoi piaceri preferiti, ed Elizabeth ammirò il modo con cui Charlotte parlava di questo esercizio così utile alla salute, e nel quale lo incoraggiava il più possibile. Guidando i propri ospiti per viali e sentieri, senza lasciar loro il tempo di esprimere quelle lodi che si faceva grande premura di sollecitare, andava additando i diversi scorci con una meticolosità di dettagli che toglieva loro ogni facoltà di godere della bellezza del paesaggio. Era fiero di poter numerare a uno a uno i campi all’interno e avrebbe potuto dire quanti alberi ci fossero nelle boscaglie più lontane. Ma nessun panorama di cui il suo giardino o la contea, o il regno stesso, avessero potuto menar vanto, era paragonabile alla visione di Rosings che s’inquadrava in un’apertura tra gli alberi che orlavano il parco, proprio quasi di fronte a casa sua. Era una bella costruzione moderna, situata su un’altura.

Dal giardino Mr. Collins voleva condurli nei prati, ma le signore, che non avevano calzature adatte ad affrontare i resti di una brinata, tornarono indietro, e mentre Sir William lo accompagnava, Charlotte condusse sua sorella e l’amica a visitare la casa, ben contenta forse di poterlo fare senza l’aiuto del marito. La casa era piuttosto piccola, ma ben costruita e comoda, ogni camera era ammobiliata con una eleganza e praticità che Elizabeth attribuì tutta a Charlotte. Quando si riusciva a dimenticare Mr. Collins, l’insieme aveva un aspetto così confortevole che, vedendo come Charlotte ne godeva, Elizabeth concluse che Mr. Collins doveva essere spesso dimenticato.

Aveva già saputo che Lady Catherine era ancora in campagna; durante il pranzo se ne parlò di nuovo e Mr. Collins osservò:

«Sì, Miss Elizabeth, avrete l’onore di vedere Lady Catherine de Bourgh domenica prossima in chiesa, ed è inutile dirvi che ne rimarrete entusiasta. La sua affabilità e condiscendenza sono tali che non dubito sarete onorata della sua attenzione, appena finito l’ufficio. Non esiterei quasi ad affermare che, durante il vostro soggiorno qui, includerà voi e mia cognata Maria in ogni invito del quale ci favorisce. Il suo modo di trattare con la mia cara Charlotte è veramente incantevole. Pranziamo a Rosings due volte alla settimana e non permette mai che torniamo a piedi. La carrozza di Sua Signoria è sempre pronta per noi. Dovrei dire una delle sue carrozze, perché ne ha parecchie».

«Lady Catherine è veramente degna di rispetto», aggiunse Charlotte, «è una vicina molto premurosa».

«Verissimo, cara, è proprio quello che volevo rilevare io. Appartiene a quel genere di signore verso le quali non si può usare mai abbastanza deferenza».

La serata trascorse parlando dell’Hertfordshire, ripetendo quello che era già stato scritto, e, quando Elizabeth si trovò nella solitudine della sua camera, poté meditare sul grado di felicità raggiunto da Charlotte, e ammirando la sua arte nel dirigere la casa, e la sua calma nel sopportare il marito, dovette convenire che assolveva molto bene i propri compiti. Cercò anche di immaginare come sarebbe passato il tempo della sua visita: il tranquillo andamento delle normali occupazioni, le irritanti intromissioni di Mr. Collins, il divertimento dei ricevimenti a Rosings. La sua vivace immaginazione le dipingeva già ogni cosa.

Verso la metà del giorno seguente, mentre era in camera per prepararsi ad uscire, un improvviso rumore parve mettere tutta la casa in subbuglio, e, dopo aver ascoltato per un momento, sentì qualcuno salire di corsa le scale, e si sentì chiamare a voce alta. Aprì la porta e incontrò Maria sul pianerottolo che, tutta agitata e quasi senza fiato gridò:

«Eliza, Eliza, scendi subito in camera da pranzo perché c’è qualcosa di straordinario da vedere! Non voglio dirti che cosa. Spicciati e scendi».

Elizabeth cercò invano di interrogarla; Maria non volle dir altro e corsero nella sala da pranzo che guardava sul viale per osservare il prodigio. Erano due signore con un piccolo phaëton fermo al cancello del giardino.

«È tutto qui?», esclamò Elizabeth. «Mi aspettavo almeno che i maiali fossero entrati in giardino; invece è semplicemente Lady Catherine con sua figlia! ».

«Ma, cara mia», disse Maria scandalizzata da tanto errore, «non è Lady Catherine. La vecchia signora è Mrs. Jenkinson che abita con loro; l’altra è Miss de Bourgh. Guarda com’è piccolina e sottile! Chi avrebbe pensato che potesse essere così esile e delicata!».

«Io trovo che è molto sgarbata a obbligare Charlotte a star fuori con questo vento. Perché non entra?»

«Oh, Charlotte dice che non lo fa quasi mai. È un raro favore quando Miss de Bourgh entra in casa».

«Mi piace il suo aspetto», disse Elizabeth seguendo tutto un suo filo di pensieri; «con quell’aria di gracilità e di musoneria, è proprio adatta a lui. Proprio la moglie che gli occorre».

Mr. Collins e Charlotte stavano in piedi tutti e due al cancello discorrendo con le signore, e Sir William, con gran divertimento di Elizabeth, se ne stava sulla porta in contemplazione dei grandi di questo mondo, facendo un inchino ogni volta che Miss de Bourgh guardava dalla sua parte.

Finalmente non ci fu più nulla da dire; le signore partirono, e tutti ritornarono in casa.

Mr. Collins, appena vide le due ragazze, incominciò a congratularsi per la grande fortuna che era loro toccata: Charlotte spiegò che l’indomani erano stati tutti invitati a pranzo a Rosings.