Pagina:Çittara zeneize 1745.djvu/10

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fecero di rado, e per ischerzo, abbandonando poi alla polvere e all’oblivione questi medesimi giocosi trattenimenti; bramosi di teatro molto più ampio, in cui riscuotessero le meritate acclamazioni .

Non è rimasto però cotanto ignoto agli Stranieri, che a molti di questi non sia giunta, e ben chiara, la notizia di questo valente Scrittore. Vaglia per tutti il famosissimo Padre Tommaso Ceva della Compagnia di Gesù, ornamento e promotore singolarissimo e gentilissimo della Sacra Poesìa, il quale non si saziava di leggere le Rime del Cavalli; e fra queste solea dire piacergli tanto il Ballin Ambasciao dri Pescoei, che lo anteponeva al panegirico di Plinio a Trajano. Sembrerà questa a molti un’iperbolica espressione: a me, e paesano e ammirator del Cavalli, non pare che giusta, se l’uno e l’altro Panegirico nel vero loro sembiante si vogliano considerare. Il medesimo Padre affermava, essere stato sentimento del celebratissimo Padre Sforza Pallavicino, della cui dotta e religiosa conversazione potè aver lungamente goduto, che bene impiegata sarebbe la noja d’imparare la favella Genovese, al solo fine di leggere il Cavalli: correggendo, dopo la seria lettura di esso, la forse troppa aria di superiorità, colla quale nel Trattato dello Stile, Cap. 20 , si lasciò fuggire così a mezza bocca queste secche ignude parole: Ed in Genovese sono usciti nell’età nostra Poeti di qualche grido.

Che se de’ Nazionali ragioniamo, ne’ quali abbia avuta maggior forza l’amore della verità, che la passione pe ’l suolo natìo, v'è luogo a confermare cotanto la sentenza del Ceva, che sembri anzi non dire abbastanza con tutto quel suo splendidissimo paragone. Gabriello Chiabrera , uomo senza dubbio immortale, e fino