Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/103

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atto primo 95

loro, bisogna che sia un testis iniquus, un garulo inquieto, un furcifer, un capestrunculo, un cinedulo calamistrato, un tonditore di monete, un lenone, uno inrumatore, un caupone tabernario inimico del politico vivere; e di quanti maggiori vizi è decorato tanto magis è accetto, quia «omne simile appetit sui simile». Ma solamente mihi tedet de non essere in grazia di questa radiante stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non gli sarebbe ottima pedissequa et est lascivior hedo. E saria plus quam contentus s’io potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo laterizia quale avemo empta in questa cittá, nella quale avemo consumpte molte pecunie in resarcirla. Ho decreto de mandargli un’apocha, una pagina, un epistolio in laude sua. Voglio andare al fòro per emere alcuna cosetta per prendere la corporale refezione e resarcire, cibando, el ieiuno ventre. O Malfatto!

Malfatto. Che volete?

Prudenzio. Vieni fuora. Non odi? a chi dico io?

Malfatto. Che ve piace, ehu?

Prudenzio. Non hai verecundia a responder al precettore cosí temerariamente? Guarda pur, ch’io non ti dia un cavallo.

Malfatto. Si! Sempre me volete dare li cavali, voi; e sempre me fate andare a piedi con le scarpe mezze rotte e mezze straziate.

Prudenzio. Non piú parole; e fa’ che tu stii cheto; e fa’ che sempre non te abbiamo a fare uno epilogo sopra el vivere tuo. Háime inteso? perché non respondi? che guardi? a chi dico io?

Malfatto. Uhu! uhu! uhu!

Prudenzio. Che parlar, che gesticoli de asino son questi?

Malfatto. Uhu! uhu! uhu!

Prudenzio. Che si ch’io ti farò parlare!

Malfatto. Perché volete che parli, se prima me dite ch’io stia cheto?

Prudenzio. Io te ho detto che tu lassi parlare prima al mastro e che poi respondi. Dove sei andato, Malfatto? non odi?

Malfatto. Missere! missere!