Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/104

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96 il pedante


Prudenzio. Malanno che Dio te dia! Dico che venghi nosco.

Malfatto. E quando?

Prudenzio. Extemplo; illico; che venghi statini.

Malfatto. Messer non. Non sono stato in nessun loco.

Prudenzio. Malan che Dio ti dia! Certe tu es insanus.

Malfatto. Misser si che son sano. Sonno le scarpe che sonno rotte. Ecole: vedete.

Prudenzio. Che si che, s’io torno in scola, te darò una spogliatura!

Malfatto. Ed io me ne andarò a letto, se me spogliarete.

Prudenzio. Fa’ ch’io non te l’abbia a ripilogare un’altra volta. Vieni meco.

Malfatto. E dove volete ch’io venga, adesso che vuol piovere?

Prudenzio. E tu lassa piovere.

Malfatto. Be’, si, voi lo dite perché avete le scarpe sane: ma che non me prestate le vostre, voi, a me e pigliateve le mie?

Prudenzio. Tu vai optando ch’io non comperi l’altre nove.

Malfatto. Io non ne voglio se non doi, e non nove; che non ho tanti piedi, io. Ma quando me le comparerete?

Prudenzio. Domani omnino, idest per ogni modo.

Malfatto. O dateme le vostre oggi a me e pigliateve per voi quelle che me volete comparare domane.

Prudenzio. Ego te supplico, per Deum immortalem.

Malfatto. Misser, volete lo pistello ancora?

Prudenzio. Dove ambuli? dove vai?

Malfatto. Per lo mortale che me avete detto.

Prudenzio. Odi qui ciò ch’io ti voglio dire.

Malfatto. Dite pur.

Prudenzio. Ch’io, totis viribus...

Malfatto. Misser si.

Prudenzio. ... farò cosa che tu sarai sodisfatto.

Malfatto. E lui ancora?

Prudenzio. Quisnam? Chi lui?

Malfatto. Che ne so io?

Prudenzio. Me par bene che non sai che te parli.