Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/109

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atto primo 101


Malfatto. Io dormo molto ben con lo mastro.

Curzio. Nel letto suo proprio?

Malfatto. Misser no. In camera; in un altro letto; in terra.

Trappolino. Entrate.

Curzio. Vieni dentro, Malfatto.

SCENA II

Fulvia donna, Iulia donna, Rita serva.


Fulvia. Non venite piú innanzi. Di grazia, tornatevi dentro.

Iulia. Orsú! Andate in pace. Voi me avete intesa.

Fulvia. Madonna si.

Iulia. Me avete ben fatto despiacere a non vi restare a desinare con esso meco.

Fulvia. Sempre desino con esso voi. Di grazia, tornatevi di sopra.

Iulia. Orsú! Buon giorno.

Fulvia. Buon giorno e buon anno. Che dici tu, Rita, adesso?

Molto stai si cheta.

Rita. Che volete ch’io dica?

Fulvia. Che ne credi tu di questo mio pensiero?

Rita. Io penso che Iddio ve adiutará; e che, quando egli saprá che voi l’abbiate seguito d’allora in qua che, senza legitima causa, vi lasciò, penso che se umiliare e che vi abbracciare e faravi carezze. E sonne certa, per ciò che cosí farei ancor io.

Fulvia. Iddio, secondo el nostro bisogno, ci adiuti e ci consoli.

Rita. Buono è di sperare in lui. È meglio che nel favore delli uomini, che sonno fallaci e buggiardi.

Fulvia. Hai tu veduto quanto si è fatta pregare questa buona donna prima che si sia contentata?

Rita. Be’, madonna, non è da maravigliarsene: che voi vedete ch’ella è povera; e ogni poco di bisbiglio che si levassi contro di lei sarebbe sufficiente a tórgli ogni ventura.