Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/108

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100 il pedante


Malfatto. Ve Ile volevo cacciare e metterve queste mie che sono piú sane.

Curzio. Un’altra volta, poi; non adesso.

Malfatto. Ed io me ne voglio andare.

Curzio. Odi; ascolta. Non ti partire.

Malfatto. Si; ma prestame tre quatrini.

Curzio. Son contento. Vieni con me, ch’io te Ili voglio dare.

Malfatto. E dove volete ch’io venga?

Curzio. A casa mia.

Malfatto. Fit! mahu! cagna! Non me cci coglierete, no.

Curzio. E perché? di chi hai paura?

Malfatto. E che? Me voresti fare le male cose come fa lo mastro alli scolari, ch?

Curzio. So ch’el confessa senza tratto di corda.

Malfatto. Che non me li date qua, se volete?

Curzio. Non ho dinari appresso. Vieni, su la fede mia.

Malfatto. Andiamo, su! Volete che venga dinanzi o drieto?

Curzio. Vieni come vói tu. Oh che dolce spasso è questo di costui! Ma starai a vedere che, pian piano, gli cavarò di bocca ogni cosa.

Malfatto. Son stracco. Io non posso piú caminare.

Curzio. Camina, camina, che giá semo arrivati.

Malfatto. Si! arrivati! E dove è la casa, che non la veggo?

Curzio. Eccola qui. Bussa un poco.

Malfatto. Tic, toc. Non ci è nessuno?

Trappolino. Chi è lá?

Malfatto: È questo compagno.

Trappolino. Che compagno? che compagno? gaglioffo che tu sei!

Malfatto. Olá! Parla con voi, vedete.

Curzio. Che non vieni aprire, sciagurato?

Trappolino. Oh patrone! Perdonateme; adesso vengo.

Malfatto. Sta con voi quello che dite?

Curzio. Si che sta con meco. Perché?

Malfatto. E con chi dorme? con voi?

Curzio. Non. Dorme con un altro compagno.