Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/107

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atto primo 99


Curzio. Ascolta solamente doi parole.

Malfatto. Voglio andare in Campo de fiore.

Curzio. Con chi stai tu?

Malfatto. Mò, mò; vedete: volete forsi niente?

Curzio. Oh! Tu me respondi a proposito!

Malfatto. Orsú! Basta. Son vostro serviziale.

Curzio. Costui deve esser matto. E’ non sará quello che dico io. Anzi, l’è pur esso. Olá!

Malfatto. Missere, che vói?

Curzio. Fatti un po’ qui, di grazia. Con chi stai tu? chi è el tuo patrone?

Malfatto. L’è un mastro. Lo conoscete bene voi, si. Ed è innamorato, che possa crepare!

Curzio. Si, l’uno e l’altro.

Malfatto. Propriamente, esso e voi.

Curzio. Io dico lui e tu, bestia!

Malfatto. Dico bene cosí io ancora.

Curzio. Che diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa di costui?

Malfatto. Sapete come me chiamo io? oh quello! Me chiamo... Oh! oh! non te lo voglio dire.

Curzio. Se noi vói dire, statti.

Malfatto. Che non te lo indovini de un quatrino. Me chiamo Malfatto, vch!

Curzio. So che non ti mentisce el nome. Ma dimmi un po’:

de chi è innamorato el tuo maestro?

Malfatto. D’una moglie.

Curzio. Che halla presa per moglie, forsi?

Malfatto. No, madonna, no. È che lui la vorria pigliar esso per moglie e vorria ch’essa stessi con lui e io con esso.

Curzio. Che diavolo parli? che hai? che dici?

Malfatto. Dico ch’ogni sempre lui vorria far... sapete?

Curzio. Che cosa vorria far? Che guardi? che tocchi?

Malfatto. Tocco che voi avete certe belle scarpe, pelose, nere. Volete cangiare con le mie?

Curzio. Son contento. Sta’ fitto. Che farai?