Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/143

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atto primo 135

io, si; che non li giovare de averli nascosti sotto lo letto. Oh! Adesso si che voglio achiamar quello che lui me disse che sta qua dentro. Tic, tac.

Ceca. Chi è lá?

Malfatto. Oh! Simo noi. Tic.

^Ceca. Chi è? non odi?

Malfatto. Te l’ho pur detto. Tic, tac.

Ceca. Perché pichi? non odi, no?

Malfatto. Perché me piace. Toc, tac.

Ceca. Che si che ti trarò d’un sasso nel capo!

Malfatto. Voglio bussar per dispetto tuo, adesso. Tic.

Ceca. Non l’odi, poltrone, no?

Malfatto. Si, si. Tic. So ch’io voglio bussare.

Ceca. Tu non me credi, Malfatto, nch vero?

Malfatto. Che vói? che hai? Oh Ceca mia bella!

Ceca. Che vói? che adimandi?

Malfatto. Volevo stare con meco abracciato.

Ceca. Tira alle forche! Levate de li, dico! Aspetta pur ch’io venghi giú con un bastone, che ti farò fugir piú che di passo.

Malfatto. Oh diavolo! Non fare, che te voglio bene, io; e poi me cci ha mandato lo mastro.

Ceca. E che vole? Che non lo dici?

Malfatto. Vole quel cotale che sta qua.

Ceca. Come se chiama?

Malfatto. Lo mastro lo sa.

Ceca. O va’ e fattelo redire.

Malfatto. Non voglio, che lui me ha ditto ch’io venga qua a pichiare. Tic, tac, toc.

Ceca. L’è la festa del pichiare, questa. Tu non lo credi, ch?

Malfatto. E che hai paura? che spezzi l’uscio? la porta?

Ceca. Aspetta, aspetta el bastone.

Malfatto. Eh! non far. Odi, odi. Oh Ceca!

Ceca. Cne vói?

Malfatto. Eh! non fare, de grazia, che lo mastro me cci ha mandato.