Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/146

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138 il pedante

vole bene, che, quando me parlava, me guardava e rideva. E chi sa? Forsi che ancora me pigliare per moglie; e essa me sará marito; e faremo delli figliuoli; e essi poi me chiamaranno tata, missere; e io comparare uno asino per andare a cavallo a spasso; e montarò in groppa a essa; e faremo a dormire tutti doi l’uno sopra l’altro. Oh cagna! Me pare d’averla giá in braccio e de basarla e de mozzicarla e de voltarme con essa, cosi, per lo letto e tirare delle corregge, cosi. Fu. Oh che possa venire lo male francioso allo patrone! Mò che me sse ricorda, se aranno magnato ogni cosa. Oimè ! oimè ! la parte mia! Oimè ! che non me averanno lassato manco della menestra.