Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/154

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146 il pedante


Trappolino. Chi è? come ha nome?

Malfatto. Non me ssi aricorda a me. O Luzio, come se chiama quello ch’io te dissi ch’io cercavo?

Luzio. E che ne so io? A me lo dimandi? Tu non hai buon cervello.

Malfatto. Dove sei andato? Olá! Tic.

Trappolino. Che te manca? non me vedi?

Malfatto. Sai? Io vorria, adesso che me aricordo, quello delli quatrini.

Trappolino. Se non me dici altro, tu starai di fuori.

Malfatto. Non cognosci tu quell’uomo grande cosi, che me parlava ieri?

Trappolino. Tu devi essere qualche pazzo.

Luzio. Tu l’hai a punto indovinato.

Malfatto. Si, sono la merda!

Trappolino. O va’ magna, va’. Bona sera.

Malfatto. Te nne vai, ch? Odi, di grazia; ascolta un’altra volta.

Trappolino. Che vói, prosontuoso?

Luzio. Che non li gitti qualche pitale nel capo, si lo hai?

E levatello dinanzi.

Malfatto. Eh! non far, de grazia, fratello: vói?

Trappolino. Son contento. Ma dimme: chi adimandi?

Malfatto. Adimando che vorria parlare di portante a lui.

Trappolino. Chi diavolo sei tu?

Malfatto. So’ quello. Eh! de grazia, non me buttare la testa nello pitale.

Luzio. Se tu non vieni, te lassarò Malfatto, vch!

Malfatto. Aspetta un altro poco. Oh quello! E tu come te chiami?

Trappolino. E che ne vói tu sapere, bestia?

Malfatto. Lo vorria sapere perché, quando te trovassi, te vorria dire «bon di».

Trappolino. Te Ilo dirò poi, un altro giorno di questa stimarla.

Malfatto. Che sta male lo patrone tuo, ch?