Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/185

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argumento 177

entrare in nozze come una donzella
(cosa da empir di risa gli orinali)
insieme con la figlia, eh ’oramai
creggio che senta tentationem carnis.
State attenti, vi prego, senza strepito;
che qui non vi si chiede né danari
né altro che vi debba dispiacere.
Un’altra volta comandate a noi.
ÌOra questa è la cena: io volli dire
la scena. E questo intorno è ’1 Coliseo
dove sedete. Chi è stato a Roma
sa quel ch’egli è... Oh come mi rodeva!
Una rogna canina! Ma tacete.
Ecco il vecchio. Ei vien via col suo portante.
Oh che cera d’amante! O dio Cupido,
hai pur poca faccenda a travagliarti
con simil manigoldi! Se non pare
il Testamento vecchio e l’Imprincipio!
Parla con seco istesso. Sarà forza
legarlo, inanzi agosto, a la senese.
Voglio udir ciò ch’ei dice, qui da canto.
Or di’ su, mestolon, cancar ti venga!