Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/190

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182 i tre tiranni

          in questo mezzo, sará forse troppo
          presto per te.
          Girifalco  Non vorrei esser nato
          prima ch’esser cosi.
          Pilastrino  Fai grande errore
          a dir tal cose. Oh! Se ’l sapesse Lucia,
          e che direbbe de la tua incostanza?
          Che debbi pur saper che amano i vecchi
          e perché son fermi e potenti a durare
          a le lor dolci pene; ove noi altri
          reggiani di rado. E l’aspettare ancora
          non ti debbe esser grave perché sai
          ch’un tesoro si fatto non s’acquista
          in un mese o in uno anno. Ma puon caso
          che n’aspettassi ancora venticinque
          e poi l’avessi. Non saria il tuo meglio?
          che allor forse saresti un’altra volta
          tornato giovan, come ancor giá fosti,
          e piú atto a l’amor ch’ora non sei.
          Non perder la speranza.
          Girifalco  E che? Saremmo
          forse come leggiam de la fenice,
          noi innamorati?
          Pilastrino  Tu sol sei fra tutti
          fenice. Gli altri li vo’ dir pipioni.
          Ma, s’Amor non si muta di costume,
          tengo scorciare a si vecchia fenice
          con l’ali il volo. Di fiere piú brave
          ho giá domato.
          Girifalco  E perché son dannato?
          Ve’ ladroncel! Non so che mi ritiene
          che non ti lasci un pugno, che tu veda
          le stelle a mezzo di.
          Pilastrino  Non so vedere
          altrimenti le stelle a mezzo giorno
          se non sotto la botte; ma son certo