Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/194

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
186 i tre tiranni

          e sto a straziarmi dietro a questi cani
          che tengon servitori come gli osti
          le bestie da vettura; e ’l di non basta,
          che ancor s’ha a star la notte or qua, or lá
          per lor capricci. Che sia strutto Amore
          e chi lo fé’, chi ’l pruova e chi gli crede!
          Io mai noi vidi.
          Timaro  È Siro che ragiona.
          Lasciamili accostar. So che camina!
          O Siro, aspetta.
          Siro  Che vai tu cercando,
          Timaro?
          Timaro  Sono uscito de la strada
          per venirti dietro, che sentiva
          bastemmiar non so che.
          Siro  Si, ch’io bastemmio
          qualche volta me stesso; che non posso
          ornai durar con questo insopportabile,
          quasi ho detto, poltron.
          Timaro  Che c’è di nuovo?
          Siro  Ultimamente non m’ha minacciato
          di fare e dire, s’io non truovo modo
          ch’esca di questi affanni?
          Timaro  O dagli il modo.
          Siro  E come?
          Timaro  Che s’appicchi per la gola!
          Siro  Or non ho punto voglia di scherzare.
          E’ noi potrebbe fare altri che Dio
          che l’ami, se non l’ama.
          Timaro  Sa bene egli
          se l’ama o no.
          Siro  Non fosse egli piú vivo!
          Io l’ho cercato: ch ’è piú d’otto giorni
          che non mi fermo mai, né di né notte,
          sol per saper di questo; e truovo al fine
          ch’ella l’ha in odio sopra ogni altra cosa.