Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/198

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
190 i tre tiranni

          Crisaulo  Ti vo’ spezzar quella testa balorda.
          Chi te l’avea commesso?
          Timaro  Oh gramo a me!
          Crisaulo  S’io vi ritorno...
          Timaro  Oimei, che ho rotto gli ossi!
          Morrò in duo di.
          Pilastrino  Oh! co! Non piú, Crisaulo.
          Oh! co! Crepo di rise. Gli farai
          smaltire i sughi, con quelle sopposte
          che gli hai fatto nel viso da sedere.
          Cosí si smuove il corpo ai manigoldi
          che vogliono, a dispetto del padrone,
          far massarizia: ma la medicina
          non vai niente, se non si continova
          piú d’una volta il giorno. To’, poltrone!
          Come fa il morto!
          Crisaulo  Corre e va’ riportali.
          E di tua bocca di’ che t’ho punito
          di tanta villania: se non, con altro
          la farem che con calci.
          Timaro  Ben, messere.
          Che ti possa esser mozza quella gamba,
          prima ch’io ti riveggia!
          Pilastrino  O va’ pur via.
          So che ti sentirai di quelli schiaffi,
          per otto giorni almeno, a cavalcare.
          Se avessi istaman fatto colazione,
          non avrei si goduto. O guarda dove
          si truova esser condotto un gentiluomo!
          Che lasci ogni anno cento pezzi d’oro
          per non dar luogo agli spirti che sempre
          biasmano altrui; ed or, per quattro soldi,
          avrá dato da dire a tutta piazza,
          quest’ignorante. Ma che! Non importa:
          perché sei cognosciuto da ciascuno
          per l’uom che sei.