Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/219

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atto secondo 211

          Se tu non perdi quelle che hai venduto...
          che son piú d’un million.
          Artemona  Dissi l’onore.
          Timaro  Oh! l’onor e’ hai struziato a mille amanti
          e mille donne. Credo ch’ornai d’altro
          puoi perder poco.
          Artemona  Tu non l’hai chiamato.
          Di’ che son io, che mi spedirá, forse.
          Timaro  Eccol che viene. Arruffati, barbuta.
          Artemona  Dio ti facci contento.
          Crisaulo  E te meschina,
          donna maestra di non dir mai vero
          e vender ciancie.
          Artemona  E perché dici questo?
          Ancor io non ti intendo.
          Crisaulo  Son ben tante
          quelle che tu ci fai che con fatica
          te ne puoi ricordar; senza mille altre.
          Ove m’hai fatto ultimamente andare,
          che aspettai tanto e non vi fu persona?
          Che vuoi ch’io pensi?
          Artemona  Oh! Di cotesto sai
          che non tei dissi certo; ma pensava,
          secondo che m’avea detto la fante,
          che la vi andasse. Non ci ho colpa alcuna.
          Dio sa ’l cuor mio. Oh se tu fossi, figlio,
          quel ch’io ti prego ognor!
          Crisaulo  Non è in proposito.
          E poi fai ’l grande meco.
          Artemona  Odi. Ti giuro
          sopra l’anima mia che appunto or ora
          son giunta a casa: che da lune in qua
          non mi son mai partita (io tei vo’ dire)
          d’un monastero; ch’una mia compagna
          mi ci ha tenuto a lavar certi panni
          del padre confessoro. Oh paradiso!