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Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/221

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atto secondo 213

          a casa, un’altra soma di farina;
          e, se vuole ancor altro qui di casa,
          dalli quello che vuole.
          Artemona Oimè meschina!
          Vivrò mai tanto che mi sia concesso
          rendere in cambio di si larghi doni,
          non parole, ma fatti? E forse tali
          che tu sempre cognosca tanto bene
          non aver fatto, se ben poverina,
          a donna ingrata. Certo, ch’io non posso,
          almeno in render le debite grazie,
          scioglier parola.
          Crisaulo Non grazie o parole.
          Fa’ ch’io sol veda, lá dove bisogna,
          parole e fatti; che so ben e’ hai l’arte
          e la lingua da far muovere un sasso,
          non ch’una donna.
          Artemona Vo’ che sian gli effetti
          che provin l’arte, l’amore e la fede.
          Resta con Dio.
          Crisaulo Fa’ di tenermi a mente.
          Va’. La accompagna tu per fine a casa,
          Timaro
          Timaro Ben, signor. Son de le nostre,
          se séguiti cosi. Vecchia scanfarda,
          sará ben forza ch’io ti cavi gli occhi,
          se non sei onesta piú nel dimandare
          per l’avenir. Ti farò lavorare,
          se vói viver crestosa. Oh! Parti bella?
          Sgomborarmi la casa con le some!
          Fa’ conto di venir piú regolata;
          che, per Dio vero...