Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/238

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230 i tre tiranni

          vien sonno! Oimè ! come mi duol lo stomaco
          ne le budella! Ve’, lá giú, quan... quante
          pecorelle! Vo’ saltare anch’io e ballar
          d’allegrezza. Lasciami appoggiar prima
          con la persona. Chiocciola marinella,
          cava fuor le corna. Oh potta di santo...!
          Par ch’abbi la febbre, cosí mi bolle
          il fegato! Oh! Bogli bogli, calderon,
          per dispetto del tuo padron. Oh! co! S’io
          mi reggo d’allegrezza, ch’io diventi
          speziale o sbirro. Lascia ch’io fornisca
          questa, e vengo. Streppiti e calderoni,
          ch’io li ho impegnati. E viva la ca...
          Sta’, non mi dar la spinta. Eccomi giú.
          Oimei, e’ ho rotto dentro! auhè!
          Fileno  Chi è quello!
          Timaro, chi è lá? Senti? Chi grida?
          Che romore è? Che vuol dir. Pilastrino?
          Tu non rispondi? È morto. Aiuto, aiuto!
          Arme, arme! Fuori! che gli è stato morto,
          qui, Pilastrino. Accennami col dito
          se ancor sei vivo.
          Pilastrino  Oh! oh! oimè meschino!
          Fileno  Non c’è mal, non c’è mal.
          Pilastrino  Ben... ben sapeva
          ch’oggi m’avea a venir qualche disgrazia.
          S’io campo, faccio voto di vestirmi
          pinzocora del terzo ordine. Oimei! oh!
          che m’esce il fiato.
          Fileno  Guarda lá gaglioffo!
          Forse ch’io noi pensai che gli è ubbriaco,
          questo impiccato? M’era giá venuto
          il cuor, di compassione e di paura,
          ad un granel di miglio. Che t’han fatto?
          Di’, Pilastrino.
          Pilastrino  Son caduto giú