Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/239

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atto secondo 231

          I da le mura de la ròcca. Oimei! Aiutami,
          qua giú nel fosso, fratello, ch’io moro.
          Vorrei la candela da benedire
          e ben da bere in questo affanno.
          Fileno  Parti
          ch’abbia ben preso l’orso per gli orecchi,
          questo poltron? Sta’ su, che sei ubbriaco
          spolpato. Quel che avresti di bisogno
          in questo mal sarebbe un braccio e un terzo
          d’un buon querciuol. Questo porco da stalla,
          ch’ogni tre di si cuoce!
          Pilastrino  Tu non dici
          il ver, se fossi mia madre. Ti vo’ far
          men...men... mentir per la gola. Aspettami,
          assassino! ch’io ti voglio accusare.
          Non camperai da le mie mani. È desso,
          quel traditor, quel biroldaio, boia.
          Ti vo’ cavare il cuor, coglion, co l’unghie.
          Lasciami pure arrizzare il ca...capo
          ben. ..bene. Sta’. Tien... tienti alto. Oh! Bene!
          Io me ne vado in chia... chiazzo Barletti
          a ber con l’oste. Addio.