Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/249

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atto terzo 241

          Fronesia  Non si vorria mai
          rompersi con altrui cosí a la prima,
          senza ascoltar ragion. Se non volevi
          sentir parlar di quel giovin, che disse
          volerti tanto ben, ma non devevi
          dirnele si con ira; che, se forse
          lo cognoscessi, ancor non ti parrebbe
          uom da farsene beffe; ch’egli è pure
          (anco che tu non vogli), in ogni cosa,
          altr’uomo che Filocrate.
          Lucia  Io lo so.
          Fronesia  Parti che bisognasse usare, adunque,
          simil parole seco?
          Lucia  A me sta male
          dare audienza a tutte queste cose,
          J se non con quegli che m’avesser poi
          a tór per moglie.
          Fronesia  Se tu avessi fatto
          miglior cera a costui, che sai che, al fine,
          non ti sposasse? Parriati star bene?
          Poco cervello! Come ti governi,
          cosi ti troverai. Segui colui
          ch’è venuto or villano in ogni cosa
          lá dove prima fu sol di costumi!
          Questi, ch’è giovan, bello, ricco e nobile
          e cosí ti vuol ben...
          Lucia  Che ne sai tu,
          che ne parli cosi?
          Fronesia  Passo ogni giorno
          quasi dal suo palazzo e bene spesso
          vado sii da la madre. E, per tuo amore,
          sempre mi viene in contra e mi saluta
          e fa carezze. Ed ivi di continovo
          usa colei; che avrá forse giá detto
          di quella subbitezza.
          Lucia  E questo pensi
          Commedie del Cinquecento - I. x 6