Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/248

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240 i tre tiranni

          Lucia  Ora, per l’avenire,
          forse li sarò manco.
          Fronesia  Oh! Mi facesti
          il gran dispetto, ier, quando gridasti
          con quella vecchia che trovasti meco:
          non per altro se non che son poi genti
          c’han pratiche infinite e dicon sempre
          de’ fatti d’altri; e d’una cosa tale
          si laverá la bocca in mille luoghi.
          Ed a te non stan ben si fatti nomi,
          perché sai quel che importa: tanto piú,
          avendoti ora forse a maritare
          ad altri che a Filocrate.
          Lucia  E chi è quella?
          Ha la cattiva cera.
          Fronesia  Non guardare
          a quello: che, se poi la cognoscessi,
          avresti caro che ti fosse amica;
          che ha poche pari.
          Lucia  E in che?
          Fronesia  Prima, ella cuce
          e fa de le suoi man quello che vuole.
          Fa poi profumi rari e d’ogni sorte
          acque e belletti. Ed ha mille secreti
          che vagliono a l’amore; che, se avessi,
          inanzi questo, auto la sua pratica,
          ti avria saputo dir se pure in vero
          questi t’amava. Ed io, per questo solo,
          desiderava che pigliassi seco
          pratica, perché poi potresti avere
          da lei quel che volessi. Ma sei donna
          troppo di tuo cervello.
          Lucia  Me ne incresce,
          a fé, d’averlo fatto; ma non puoti
          lasciarla dir, quando la vidi entrare
          in certe ciance.