Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/251

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

atto terzo 243

          Ve’ se non par la stria che, a questi giorni,
          si scaldò il culo in piazza per avere
          usato carnalmente con Lucifero!
          Vedi bel naso fatto a campanello!
          Tu sei pur tutta bella, anima mia.
          Ti vo’ donar quatro di questi fichi,
          se vuoi venir a stare un’ora meco
          al necessario.
          Artemona  E che vorresti, poi,
          pan perduto?
          Pilastrino  Vorrei farti i miei fatti,
          costi, nel tuo grembial.
          Artemona  Guarda sgarbato!
          Pilastrino  Oh! Mi vien la gran voglia, se sapessi...
          Artemona  E di che?
          Pilastrino  ... di sederti in su la faccia
          senza le brache. Gli è pur fatto a posta
          quel tuo nasin per farmi un argomento.
          Dch! vien, ti priego; ch ’è piú d’otto giorni
          che n’ho bisogno.
          Artemona  Io t’ho per iscusato,
          che sei ubbriaco; che t’avrei fino ora
          cavato gli occhi. Dimmi, se tu sai:
          ove è Crisaulo?
          Pilastrino  Cosí noi sapessi!
          ch’è non so quanto ch’era giú da basso,
          in cantina, di sopra, a la fenestra,
          che dormiva nel letto.
          Artemona  Io son piú matta
          a parlar con costui!... Vatti in mal’ora;
          vatti imbriaca.
          Pilastrino  Voglio andarvi or ora.
          Son tanto allegro che non par ch’io possa,
          d’allegrezza, tenermi in su le gambe.
          Vedi che ho dato, un tratto, un pugno e un calcio
          a questa povertá, madre tignosa