Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/252

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244 i tre tiranni

          del freddo e de la fame e de’ pedocchi.
          Ma non potrò durare in questo stato,
          che la bontá suol sempre il fondamento
          esser de la miseria; e, s’io in quel punto
          era da bene, ora sarei mendico.
          Voglio mutar costumi, or e’ ho la robba,
          e diventar un asino.
          Artemona  È quattro ore
          che t’ho cercato. Ho pensato una via
          e l’ho in parte giá messa ad effetto.
          A me par buona:...
          Crisaulo  Non mi indugiar. Dillo.
          Artemona  ... perché veggiam che a noi sarebbe assai
          poter, per ora, solo avere audienza;
          e, se questo facciamo, il resto è nulla.
          E certo verria fatta, se dai ciance
          che la torresti tu, com’io feci oggi
          con la madre; e lo fei come da me.
          Ella, benché mostrasse di noi credere,
          si volentieri par che l’ascoltasse
          ch’io penso che la cosa di Filocrate
          sia prolungata. E chi ha tempo ha vita.
          Che pare a te?
          Crisaulo  Mi piace, se a te piace.
          Artemona  Ma ti bisogna molto essere accorto,
          in questa cosa, perché non pensassimo
          prender chi poi, nel fin, prendesse noi:
          che anzi vorrei morir che simil cosa
          venisse per mio mezzo.
          Crisaulo  E perché questo?
          Artemona  Perché bisogneria che tu facessi
          conto sol di fuggire o co’ parenti
          venir forte a le mani.
          Crisaulo  Io non ho cura
          d’altri che di me stesso, in questi casi.
          Pur, perché vada ben, piglia tu il modo: