Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/256

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
248 i tre tiranni

          è vòlto in odio.
          Fronesia  Tel vo’ dir. Suo danno!
          Io era, poco fa, sii, a la fenestra,
          quando il vidi apparir lá giú lá giú.
          E, d’allegrezza, non potei soffrire
          di venirti a chiamar; ma gli andai in contra
          e, giuntolo al fornaio, il salutai
          da parte tua. Ma non pati ch’appresso
          gli andassi, che mi fece un viso arcigno,
          come quel giorno; e, minacciando forte,
          parlava da ubbriacco. Io mi li tolsi
          dinanzi e, nel parlar che fé’, mi parve
          sentirli dir che istasera a tre ore
          tu l’aspettassi, che volea venire
          a punirti di tanta iniquitá .
          e tanti tradimenti; e forse in modo
          (dicea) che non fará’peccati, dopo:
          onde mi ritornai, correndo, a casa.
          E tremo ancora.
          Lucia  E questo è vero? Oimè!
          Fronesia  Cosí fosse altrimenti!
          Lucia  E che fará?
          Fronesia  Potrebbe venir qui con una schiera
          di quei suoi soldatacci; e tòrti a forza
          e far quello che vuole e porti poi
          in vergogna del mondo.
          Lucia  Oimè meschina!
          E che farem? Non voglio che mi truovi.
          Anderò a stare a casa di mia zia;
          e lo dirò a mia madre, poi che ’l cielo
          cosi dispuon di me.
          Fronesia  Non è da fare,
          che non si potria poi trarli del capo
          qualche mal. Tu sai pur com’ella è fatta:
          che non vuol che lo guardi, se non quando
          ella è in presenza. Ho pensato un bel modo.