Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/255

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atto terzo 247

          è in su la strada.
          Fronesia  Non veggio persona.
          Io so che s’è attillato! Non par quello
          che vidi allora.
          Lucia  Aimè, ben mio! Mi fosse
          concesso almen di venirti abbracciare,
          che tanto mi sei stato, a questi giorni,
          nel cuore! Oh! Guarda, guarda che si volge!
          1 Vedi, Fronesia, che, come ci ha viste,
          si fugge? Non avranno mai fin queste
          tuoi scortesie? Or per prova cognosco
          quello che ad altrui mai avrei creduto.
          Tu sai pur quant’io t’amo. Ed, in dispregio
          de la mia vita, m’hai vòlto le spalle
          perché, dopo si lunghi e amari pianti,
          da te non abbi un sol breve conforto
          di vederti almen tanto quanto, senza
          tua noia, il passar qui mi concedesse:
          come forse anco (chi sapesse il vero)
          t’era bisogno.
          Fronesia  Appagati di questo,
          Lucia  C’è peggio.
          Lucia  E che mi può far peggio?
          Fronesia  Volesse Iddio che cosí fosse il vero!
          che sarei piú contenta.
          Lucia  Dimmi tutto
          quello che c’è, se mi vuoi far piacere.
          Non indugiar.
          Fronesia  Questo non farò io:
          che so meglio di te se sia piacere
          intender cose tali; e poi non voglio,
          per l’affezion che gli hai.
          Lucia  Ornai di questo
          non mi son piú per tór passion né affanno,
          visto quanto in lui regni villania
          e ingratitudine; anzi, il grande amore