Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/266

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258 i tre tiranni

          son quasi innamorata anch’io di te.
          Foss’io pur uomo!
          Lúcia  E perché? che faresti?
          Artemona  Altra felicitá non vorrei al mondo
          ch’esserti appresso. Ma poi, quando io fosse,
          non vorresti vedermi.
          Lúcia  Tu ti inganni.
          Fossi quel che volessi, non potrei
          se non esserti amica.
          Artemona  Oh! Questo, fallo
          al tuo Crisaulo, ch’ornai sai pur certo
          quanto che t’ami; e l’avrai fatto a me,
          che t’amo pur di cuor. Ma voi fanciulle
          fate profession d’esser crudeli
          e di lasciar morir prima la gente
          che li porgessi aita d’un sol guardo
          o d’una paroletta; ma, nel fine,
          tornan sopra di voi: non me n’impaccio.
          Ma non è giá ’l dover chi tanto v’ama
          apprezzar cosí poco. Tieni a mente
          che al pentirci siam noi sempre le prime,
          come l’ultime a creder.
          Lúcia  Non t’intendo.
          Parla piú chiaro.
          Artemona  Io so che vuoi mostrare
          esser di tutte l’altre la piú savia
          e piú da ben.
          Lúcia  Perché?
          Artemona  Perché tu sola
          vuoi governarti al contrario de l’altre
          che non son manco belle o meno oneste
          che ti sia tu.
          Lúcia  E in che?
          Artemona  Dico che l’altre
          tutte fan buona cera a chi con vero
          veden che l’ami; e non è donna al mondo