Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/268

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260 i tre tiranni

          Calonide  Questo intraviene
          a tutti. Che hai di nuovo?
          Artemona  Io ci ho sol questo
          (e son venuta a posta per saperne
          da te la veritá): ho inteso dire
          e’ hai spedito giá a fatto la faccenda
          di Lucia tua; benché non posso crederlo,
          per quel che mi dicesti ultimamente
          che non volevi farlo, inteso pure
          de la persona la condizion trista.
          E tanto piú ch’io dissi che quell’altro
          volea pensarci e che potrebbe stare,
          a quello ch’io vedeva, che, a la fine,
          se l’avesse sposata. Or ti risolvo
          ch’egli ’l fará. Se l’avessi giá data,
          fa’ ch’io lo sappi.
          Calonide  Io te lo dissi, allora,
          che non s’è fatto nulla di Filocrate
          né s’è per far; che, se mi ritornasse
          carico d’oro, non glie la darei.
          Poi ti dico de l’altro: che non voglio
          v che noi pensiam tant’alto, perché poi
          non ci venisse come quella fola
          di colui che voleva andare in cielo
          con le penne di cera.
          Artemona  Non fai nulla,
          se guardi a queste cose. Tu sei savia.
          Sappia pigliare il tempo: che i partiti
          sono oggi scarsi.
          Calonide  Ascolta. Non vorrei
          che si dicesse, poi, che avessi fatto,
          per fargliela pigliar, qualche malia
          o qualche tratto che non fosse onesto;
          perché sa ben ciascun quanto in fra loro
          sono i gradi ineguali.
          Artemona  Lascia a lui