Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/300

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
292 i tre tiranni

          alleggiamento ed a le fiamme lena,
          or quanto mai ne l’onorato nome
          spende tue forze; si che ’l vivo lume
          veggiam dritto poggiar verso le stelle
          onde discese.
          Fileno  Vorrei che finissi,
          Crisaulo, oramai si lunga predica;
          e mi partissi cosí gran piacere
          quanto tu non capisci.
          Crisaulo  Sono allegro,
          certo, in tal modo che, ne la soverchia
          dolcezza, il cor mio lasso sente pena.
          Non mi dir nulla.
          Fileno  Vo’ che tu lo dica;
          che mi fai stare appeso per i piedi.
          Non ti far piú pregare.
          Crisaulo  Io son forzato.
          Eccotel brevemente.
          Fileno  Orsú! Incomincia.
          Crisaulo  Tu dèi saper si come ier, parlando
          con Calonide, molto la pregai
          mi concedesse ch’io parlassi a Lucia.
          Ella, che vive come al tempo antico,
          senza molte parole fu contenta
          e si tirò da banda.
          Fileno  Questa è bella!
          Accostare il tizzone al zolfanello
          ed aspettar da canto che non brugi!
          E le parlasti?
          Crisaulo  Ora ti dico il tutto.
          Questo le dissi: — Cognoscer puoi certo,
          Lucia, che siamo ornai condotti a tale
          ch’esser non può ch’io non sia sempre tuo
          e tu di me. Però vo’ che mi attendi,
          che ti vo’ confidare un mio secreto.
          Io son diviso giá da mio fratello