Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/304

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296 i tre tiranni

          Or vorrei che passasse per la strada
          qualche bel giovanetto; che son certa
          che, cosí vecchia, gli anderei a gusto.
          Oro sopran, quante son le macagne
          e’ difetti che copri! quanti i visi,
          che forse senza te parrian di fango,
          che gli fai risplendenti e pien di grazia!
          Specchiati in me, che in alcun tempo bella
          giá mai non fui, ed or, che son pur vecchia,
          risplendo giá com’un bacin forbito.
          Di questo aspetto è ’l sol; questo le stelle
          mostra si chiare; e questo è qui fra noi
          padron di quanto il sol girando vede.
          Questo dá tutti i ben, tutti i piaceri,
          tutti i contenti; e, fuor di questo, è nulla
          che a noi sia a grado. E di qui tutti i mali,
          tutte le sceleraggini ed inganni,
          i furti, le rapine e gli omicidii,
          le iniquitá, gli stupri, i sacrilegi,
          l’invidie e gli odii e quanto ha di piggiore
          la nostra vita in sé pullula e nasce
          Per questo al padre e la madre e’i parenti
          vegnam nemici; ed occidiamo i figli;
          e, per vii pregio, vendiam l’alma spesso.
          Questo è stato tenuto iddio, gran tempo,
          ed adorato, come è ancora il sole
          e la luna e le stelle in certe parti.
          E questo è tutto per la sua bellezza:
          onde nasce si fatta gelosia
          che gli uomini, talora, a poco a poco
          rodendo, mena a vergognose morti.
          Questo può tutto; e di qui ciò ch’è al mondo
          è governato a’ suoi debiti fini.
          Tanto mi piaccio di si bella cosa
          ch’io dubito che alfin (come quell’altro)
          di me, senza specchiarmi, mi innamori.