Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/303

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atto quinto 295

          Voglio che ti governi in ogni modo
          come t’ho detto, che quel poco amaro
          in questo ha seco utilitá infinita.
          Andianne, com’è giorno.
          Crisaulo  Sia a tuo modo.
          Cosí farem, che anch’io cognosco certo
          che fia ’l mio meglio. Ma non potrò starvi:
          che ci morrò in duo di.
          Fileno  Si! T’è piú sano
          che non è ’l cavar sangue agli impestati.
          Ed è ben peste quella che ti ha preso!
          Né certo ti devrebbe esser si grave:
          perché non si terria impiastro perfetto,
          se non cuocesse al mal; né medicina
          fu dolce al gusto mai che fosse sana.

SCENA VI

Artemona si mostra con la collana al collo che ebbe dlf Crisaulo. E, dicendo alcune cose che sono introdotte come certa conclusione sopra de l’oro, è da Pilastrino trovata. Il quale le fa uno assalto per tórgliela con violenza; ma non li riesce, che è interrotto da la gente che al gridare di lei correva.

Artemona sola, Pilastrino.

          Artemona  Crisaulo mio da ben, questa è ben stata
          una mancia piú degna che ’l mio merto
          non richiedeva. Io so che l’è ducale.
          Oh Dio! Potessi almen portarla sempre,
          che non si disdicesse! che mi penso,
          per la allegrezza che mi reca al cuore,
          farebbe piú mia vita che non fia
          lunga venti anni. Oh! mi par d’esser bella!
          Che benedetto sia chi me l’ha data
          e la sua casa e tutti i suoi parenti!