Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/317

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atto quinto 309

          Calonide  Entriamo in casa.
          Fronesia, or puoi chiamare il tuo Filocrate,
          che è giunto il fin de’ desidèri nostri.
          Saran tre nozze insieme in una festa.
          E, perché è tardi e passerebbe l’ora,
          è meglio cenar, prima. A le quattro ore
          potrá tornar ciascuno.

SCENA IX

Pilastrino dá licenzia.

          Avete inteso,
          brigate? Non si balla, inanzi cena;
          che ci ha fatto restar tanto per via
          questo gottoso ch’è passato l’ora
          di far le cerimonie de li sposi:
          onde siete pregati da madonna
          prima andarvene al letto e poi cenare.
          E, se vorrete pur tornar dimane
          e lasciarci istasera queste donne,
          vi fia concesso piú che volentieri.
          Noi li darem da cena e da dormire
          e li farem si buona compagnia
          che loro istesse vi confesseranno
          che non vorriano esser tornate a casa:
          che balleremo, al suon de le lettiere,
          tutta la notte. Or pigliate il partito,
          che la cena vcgliam far qui tra noi.
          Ma sento giá un odor, che par d’arrosto,
          entrarmi nel cervello. Addio. Vi lascio.
          Vado in cucina. Fate ch’io non abbia
          a cacciarvi con altro che parole.