Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/340

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332 gl’ingannati

vegga altrimenti. Ma dove la potrei vedere? quando tornerá i dal monistero?

Clemenzia. Alla porta Bazzovara. Or ora voglio andare a trovarla.

Gherardo. Che non mi lassi venir con te, che andarem ragionando?

Clemenzia. No, no. Che direbben le genti?

Gherardo. Io muoio. Oh amore!

Spela. Io scoppio. Oh bastone!

Gherardo. Oh beata a te!

Spela. Oh pazzo che tu se’!

Gherardo. Oh Clemenzia avventurata!

Spela. Oh bestia mal cignata!

Gherardo. Oh latte ben contento!

Spela. Oh capo pien di vento!

Gherardo. Oh Clemenzia felice!

Spela. Oh! in culo avestú una radice!

Gherardo. Orsú, Clemenzia! Addio. Viene, Spela, ch’io mi voglio ire a raffazzonare. Ho deliberato di vestirmi altrimenti u per piacere alla mia moglie.

Spela. L’andará male.

Gherardo. Perché?

Spela. Perché giá cominciate a fare a suo modo. Le brache saran pur le sue.

Gherardo. Vanne alla buttiga di Marco profumiere e comprami un bossol di zibetto, ch’io voglio andare in su l’amorosa vita.

Spela. I denari ove sono?

Gherardo. Eccoti un bolognino. Va’ presto. Io m’avvio a casa.

SCENA V

Spela servo e Scatizza servo di Virginio.


Spela. Se ad alcuno venisse voglia di racchiuder tutte le sciocchezze in un sacco, mettivi il mio padrone, che sará fatto a punto quanto e’ vuole. E magiormente, or che gli è entrato in questa frenesia d’amore, egli si spela, si pettina, passeggia