Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/352

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344 gl’ingannati

lo Scatizza, che è lá, se l’avesse veduto. E io sarò al banco de’ Porrini.

Crivello. Scatizza, addio. Ha’ tu veduto Fabio?

Scatizza. Chi? quella vostra buona robba? Oh cagnaccio!

Tu ti dai il bel tempo.

Crivello. Ove andavi?

Scatizza. A trovare il mio grimo.

Crivello. Gli è passato di qui or ora.

Scatizza. Dove è andato?

Crivello. In qua sii. Viene, che ’l trovaremo. Eh viene! che t’ho da contare una facezia, che m’è intervenuta con la mia Caterina, la piú bella del mondo.

SCENA V

Spela servo di Gherardo, solo.

Può esser peggio al mondo che servire a un padron pazzo? Gherardo mi manda a comprare il zibetto. Quando lo domandai al profumiere e dissi ch’io non avevo piú d’un bolognino, cominciò a dire ch’io non avevo tenuto a mente e che Gherardo doveva aver detto un bossol d’onguento da rogna: che n’aveva bisogno; che sapeva che non usava zibetto. Comincia’ gli a dire, acciò che egli mei credesse, di questo suo amorazzo: e fu per crepar di ridere con certi gioveni che eran li; e voleva pur ch’io gli portasse un bossol d’assafetida; tal che, cosí dileggiato, me ne partii. Or, se ’l padrone il vuole, diemi piú quattrini.

SCENA VI

Crivello, Scatizza, Lelia da ragazzo e Isabella.


Crivello. Or hai inteso; e, se tu vuoi venire, mi basta l’animo di trovarne una per te ancora.

Scatizza. Fa’ un poco di pratica, ch’io ti prometto che, se tu trovi qualche fantesca che mi piaccia, che noi ci daremo il