Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/353

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

atto secondo 345

piú bel tempo del mondo. Io ho la chiave del granaio, della cantina, della dispensa, delle legna; e, s’io avesse dove poter scaricar le some a piano, mi bastarebbe l’animo che noi faremmo una vita da signori. In ogni modo, da questi padroni non se ne cava altro.

Crivello. Io t’ho detto: io ’l vo’ dire a Bita, che ti provegga di qualche cittona acciò che tutti a quattro insieme possiam darci buon tempo in questo carnovale.

Scatizza. Oh! Noi siamo all’ultimo.

Crivello. Daremcelo questa quaresima, mentre ch’i padroni saranno alla predica a vagheggiare. Ma sta’, che l’uscio di Gherardo s’apre. Tirate un poco piú qua.

Scatizza. Perché?

Crivello. Oh! Per buon rispetto.

Lelia. Orsú, Isabella! Non vi dimenticate di quanto m’avete promesso.

Isabella. E voi non vi dimenticate di venirmi a vedere. Ascoltate una parola.

Crivello. S’io fusse in questa fregágnuola, so che ’l padrone mi perdonarebbe!

Scatizza. Mangiaresti i polli per te, ch?

Crivello. Che ne credi?

Lelia. Or volete altro?

Isabella. Udite un poco.

Lelia. Eccomi.

Isabella. Ècci nissun costi fuora?

Lelia. Non si vede anima nata.

Crivello. Che diavol vói colei?

Scatizza. Questa dimestichezza è troppa.

Crivello. Sta’ a vedere.

Isabella. Udite una parola.

Crivello. Costor s’accostan molto.

Scatizza. Che si! che si!

Isabella. Sapete? Vorrei...

Lelia. Che vorreste?

Isabella. Vorrei... Accostatevi.