Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/37

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atto secondo 29


Ruffo. Penso volessi dire in abito, non in forma di donna. Pur ella cosí disse.

Lidio femina. È bella trama: hai tu notato, Fannio?

Fannio. Benissimo. E piacemi assai.

Ruffo. Be’, volete darli effetto?

Lidio femina. Da qua ad un poco te ne diremo l’animo nostro.

Ruffo. Ove ci troverremo?

Fannio. Qui.

Lidio femina. E chi prima arriva l’altro aspetti.

Ruffo. Ben di’. Addio.

SCENA IV

Fannio servo, Lidio femina.

Fannio. Li cieli ci porgono occasione conforme al pensier tuo di non te lassare trovare oggi, con ciò sia che, andando tu da costei, love non ti troverrebbe. Ed oltra di questo, scoprendola tu puttana, spesso da lei beccherai danari per pagarti il silenzio tuo a non parlarne. Oltra questo, è cosa da crepar delle risa. Tu donna sei; ella in forma di donna te adomanda; da lei anderai. Al provar quel che cerca, troverrá quel che non vuole.

Lidio femina. Vogliam farlo?

Fannio. Per altro noi dico.

Lidio femina. Be’. Va’ a casa, intendi quel che vi si fa e trova li panni per vestirci. E me tro verrai nella bottega di Franzino e risolveremo Ruffo al si.

Fannio. Levati ancor tu di qui, perché colui che lá appare essere potria uno che Perillo mandasse per te.

Lidio femina. Non è de’ nostri. Pur tu hai ben detto.