Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/57

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atto terzo 49


SCENA IX

Fessenio servo.

Non serrar. Olá! Non odi? Ma non importa. Ben mi fía aperto: che, or che Calandro è con la vaga scanfarda condotta da me per la via di lá, voglio ire a narrare il fatto a Fulvia che so ne creperá delle risa. Ed invero la cosa è tale che faria ridere li morti. Bei misteri do verranno essere li loro! Or vado a Fulvia.

SCENA X

Fessenio fuor de l’uscio.

Samia dentro.

Fessenio. Tic, toc; tic, toc. Sete sordi? Oh! oh! Tic, toc. Aprite. Oh! oh! Tic, toc. Non udite?

Samia. Chi picchia?

Fessenio. Fessenio tuo. Samia, apri.

Samia. Ora.

Fessenio. Perché non apri?

Samia. Io mi alzo per metter la chiave nella toppa.

Fessenio. Presto, se vuoi.

Samia. Non truovo il buco.

Fessenio. Or escine.

Samia. Eh! eh! eimè! non si può ancora.

Fessenio. Perché?

Samia. Il buco è pieno.

Fessenio. Soffia nella chiave.

Samia. Fo meglio.

Fessenio. Che?

Samia. Scuoto quant’io posso.

Fessenio. Che indugi?

Samia. Oh! oh! oh! Laudato sia il manico della vanga, Fessenio, che ho fatto el bisogno ed ho tutta unta la chiave perché meglio apri.