Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/78

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70 la calandria


Lidio femina. Che «piglia»? Balorda! Son io; non lui.

Samia. Cosí è. Erravo io. Tu hai ragione; tu il torto. Tu va’ in pace; tu togli.

Lidio maschio. Che fai tu, bestia? Par che vogli dargli a lui; e sai che son nostri.

Lidio femina. Che «nostri»? Lassali a me.

Lidio maschio. Anzi, a me.

Lidio femina. Che a te? Lidio son io; non tu.

Lidio maschio. Dagli qua.

Lidio femina. Che «qua» ? Dagli pur a me.

Samia. Oh! oh! Per forza non voglio giá me li toglia alcuno di voi per ciò che io griderrei ad alta voce. Ma state saldi. Lassatemi ben vedere chi di voi è Lidio. Oh Dio! oh miraculosa maraviglia! Non è alcuno si simile a se stesso né la neve alla neve né l’uovo a l’uovo come è l’uno all’altro di costoro: tal che non so discernere chi di voi Lidio si sia; perché tu Lidio mi pari e tu Lidio pari, tu Lidio sei e tu Lidio sei. Ma io or ben la ritroverrò. Ditemi: è alcuno di voi innamorato?

Lidio maschio. Si.

Lidio femina. Si.

Samia. Chi?

Lidio maschio. Io.

Lidio femina. Io.

Samia. Onde vengon questi denari?.

Lidio maschio. Da lei.

Lidio femina. Da l’amorosa.

Samia. Oh fortuna! Ancor non son chiara. Ditemi: chi è l’amorosa?

Lidio maschio. Fulvia.

Lidio femina. Fulvia.

Samia. Chi è il suo caro amante?

Lidio maschio. Io.

Lidio femina. Io.

Lidio maschio. Chi? tu?

Lidio femina. Io, si.