Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/80

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
72 la calandria


SCENA II

Fessenio servo, Lidio femina, Fannio servo.

Fessenio. Né per via né in casa ho trovato Lidio.

Lidio femina. Or che debbo fare?

Fessenio. Sin che non mi chiarisco se vero è che femina fatto sia, non sará ben di me. Ma oh! oh! oh! È e’ quello? Non è. Si, è. Non è desso. È, si! Molto fantastico parmi.

Lidio femina. Ahi fortuna!

Fessenio. Da sé parla.

Lidio femina. In che laberinto mi trovo io!

Fessenio. Che cosa fia?

Lidio femina. Devo io cosí subito rovinare?

Fessenio. Oimè! che ruina fia?

Lidio femina. Per esser troppo amato...

Fessenio. Che vuol dir questo?

Lidio femina. ...devo io questo abito lassare?

Fessenio. Aimè! Trama fia. E la voce sua parmi abbia preso assai del feminile.

Lidio femina. ...e di questa libertá privarmi?

Fessenio. Sará pur vero.

Lidio femina. Or sarò io per femina conosciuto e non piú maschio tenuto?

Fessenio. Cascato è ne l’orcio il topo.

Lidio femina. Or da vero Santilla, e non piú Lidio, mi chiamerò.

Fessenio. Misero me! che la cosa è pur vera.

Lidio femina. Sia maladetta la mia mala sorte che morir non mi lassò il di che Modon fu preso.

Fessenio. Oh cieli avversi! come può questo farsi? Se da lui sentito non l’avessi, mai creduto non l’arei. Lassameli parlare. O Lidio!

Lidio femina. Chi è quella bestia?

Fessenio. Sará pur vero anco questo, che Lidio non conosca