Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/83

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atto quinto 75


Fannio. Tu non sai anche lui essere morto.

Lidio femina. Non giá.

Fannio. Però certo è che Lidio nostro è quel che e’ ci dice; e che è vivo; e che è qua. E quasi quasi mi par raffigurar costui esser Fessenio.

Lidio femina. Oh Dio! Tutto il core, per nuova tenerezza e letizia, mancar mi sento.

Fessenio. Ancor non son ben chiaro se sei tu Lidio o pur quella. Lassa che io meglio ti riguardi.

Lidio maschio. Saresti tu mai imbriaco?

Fessenio. Sei desso, si; e sei anche maschio.

Lidio maschio. Io voglio, or ora, andar lá dove sai.

Fessenio. Orsú! Vanne a Fulvia, va’, mercatante di campagna; che darai olio e piglierai denari.

Lidio femina. Or be’: che di’ tu?

Fessenio. Se cosa fatto o detto t’ho che dispiaciutati sia, perdonami; che or m’accorgo che per il padron mio ti presi s in scambio.

Lidio femina. Chi è il padron tuo?

Fessenio. Un Lidio da Modon, tanto a te simile che pensai te esser lui.

Lidio femina. Fannio mio, uh! uh! uh! La cosa è chiara. Come è il nome tuo?

Fessenio. Fessenio, al vostro piacere.

Lidio femina. Felici semo: non c’è piú dubbio. Oh Fessenio. mio caro! mio caro Fessenio! mio sei tu.

Fessenio. Che tante carezze? No, no. Per tuo mi vorresti, ah? Se io dissi dianzi esser tuo, mentivo per la gola: né io tuo servo sono né tu mio padron sei. Io altro padrone ho; tu altro servo ti procaccia.

Lidio femina. Tu mio sei ed io tua sono.

Fannio. Dch, il mio Fessenio!

Fessenio. Che voglion dire tanti abbracciamenti? Oh! oh! oh! Trama c’è sotto.

Fannio. Andianne qua da parte, che tutto ti diremo. Questa a è Santilla sorella di Lidio tuo padrone.