Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/94

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86 il pedante

acciò che vi entri el senso de questa nostra comedia: che, si come voi séte capaci e buoni retentori delle altre materie, che non vi si abbi ad imputare a pètùfagirit el non aver tenuto bene a mente questa e massime non vi si facendo, per ora, altro argumento; ben che mi rendo certo che voi non farete vergogna né a voi né al vostro precettore, avendovi egli, si come è il dover, fatt’una buona memoria locale. Questi più attempati so che non bisogna eh’ io li avvertisca; che, si come persone ripiene e di senno e di discrezione, benché si dica ch’ella è morta, taceranno. Quest’altre donne son certo che, per esser savie e avendo sentito riprender voi, si achetaranno, di sorte che pareranno mutole: ancor che elle, in simili luoghi, el più delle fiate, parlino più coi gesti che con la boca e fanno intendere a cenni tale che non ha né occhi né lingua. Ma, pur che voi non parliate, i’ non mi curo del resto. Pur io vi veggio, mercé della vostra buona natura, tutte modeste e savie; e son certo che starete in ordine con vostro sommo piacere, aprendoci ben su l’occhio per ricevere el nerbo o il verbo substenziale, per dire meglio, dei nostri ragionamenti. Ma avvertite, di grazia, di non pigliar a riverso el cotale, cioè il parlar nostro, come solete far qualche volta, per giuoco, con chi par a voi : che io me nne adirarei ; benché voi non séte sole, ch’oltr’ai giovani, buona parte di questi attempati vi tengono compagnia e più quegli che nelle infelice corti, refugio di affamati e ricetto d’ignoranti, si allevono. La comedia è nova... Ecco eh’ io sento già sollevati i murmuratori che non possono star più cheti. Diavolo, crepagli! Che avete? che vi manca? di che borbottate? Perché ho detto « nova », eh? Che volevi vo forsi ch’io vi dicessi « vecchia »? Dio me nne guardi eh’ io presenti alle Signorie Vostre cose che vi facessino stomacare ! O non sapete voi che le cose vecchie vengono in fastidio e sanno di vieto? E, che sia el vero, adimandatene a questi giovani che, come se Ile dice « l’ è una vecchia », l’abborriscono e vi sputano su come che se avessino preso l’assenzio: oltra che le fugono, le biasmano, le vituperano e chiamanòle streghe, maliarde, ruffiane, dispettose, ammazzapulce, rempiture’ del mondo e simile altre novelle. E, secondo me, non dicono la bugia. El medesmo fanno quest’altre giovane delicate che, come se li parla de qualche vecchio, tu le vedi quasi venir meno dall’angoscia; e tanto più quanto se imbattono in certi aguzzi, saputi, inferruzzati, con le barbe e’ capegli coloriti, che gli par loro di esser el gallo della contrada e