Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/203

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Ed ella disse: — Po’ che in tuo paese
vo’ ritornare, una cosa t’impongo,
che contro a ogni gente sie cortese,
e spezialmente a que’c’hanno bisogno.
Ch’io sono istato a tutte tuo’difese,
benché di dirlo alquanto mi vergogno,
per quel che tue facesti a’ tre uccelli,
conciosiecosaché son mie’ fratelli. —
57
Ed e’ con allegrezza fe’ partita,
considerando a cui l’avie fatto,
dicendo: — Mentre ch’io avrò vita,
la ragione aterò ad ogni patto.
Quando si sente in corte la redita,
il re Artúe con tutti i baron ratto
incontro gli si fèr piú di se’ miglia,
facendosi di lui gran maraviglia.
58
Po’ che le donne si furon posate
alquanti giorni dopo un gran mangiare,
e Gismirante l’ebe dimandate
s’elle volieno a casa lor tornare;
ed elle che n’avien gran voluntate,
dicieno: — Messer si, in quanto a voi pare.
Ed e’ con gente assai in quantitade
tutte mandolle nelle lor contrade.
59
E que’ signor, di cui le dame sono,
sentendo questo fatto coni’è suto,
tanto contenti e tanto allegri sono,
ongnun fan festa, quando l’han saputo,
e ciascheduno gli mandò gran dono
per merito di quello gran trebuto.
Il re Artú, c’ha Gismirante in casa,
domandò della dama eli’è rimasa.