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100 vii - cecco angiolieri

LXXIV

Che cosa siano i denari per il fortunato, che ne possiede.

I buon parenti, dica chi dir vuole,
a chi ne può aver, sono i fiorini:
quei son fratei carnali e ver cugini,
4e padre e madre, figliuoli e figliuole.
Quei son parenti, che nessun sen dòle,
bei vestimenti, cavalli e ronzini:
per cui t’inchinan franceschi e latini,
8baroni, cavalier, dottor di scuole.
Quei ti fanno star chiaro e pien d’ardire,
e venir fatti tutti i tuoi talenti,
11che si pòn far nel mondo né seguire.
Però non dica l’uomo: — I’ ho parenti; —
clié, s’e’non ha denari, e’può ben dire:
14— Io nacqui come fungo a’ tuoni e venti! —

LXXV

Ancora degli effetti, che produce la ricchezza.

In questo mondo, chi non ha moneta
per forza è necessaro che si ficchi
un spiedo per lo corpo o che s’impicchi,
4se tanto è savio, che curi le peta.
Ma chi lo staio ha pieno o la galleta,
avvegna ch’i’noi posso dir per micchi,
di ciò trabocca niente men picchi
8per su’ argento, che fa l’uom poeta.
Ancor ci ha altro, che detto non abbo:
che l’ammalato si fa san venire
11terre tenere, a quel, ch’io vi dirabbo;
e ’l mercennaro si fa ’ngentilire,
buono, saccente e cortese: s’io gabbo
14si prego Dio che mi faccia morire.