Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. II, 1920 – BEIC 1928827.djvu/16

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10 xxii - ser cecco nuccoli

Ma, per trattato di pace volere,
credevan su montare a far gran festa,
11e nel lor primo stato remanere.
Non rivocò mai Dio suo concistorio,
però che l’infinita sua giustizia
14fraudo noi si può far, né giá malizia.

XVII

Ad un tale, ammonendolo che il mal acquistato non dá frutto.

O tu, che pigni in due parete azzuro,
e váice mettend’òr senza mordente,
e l’una fáite in vista si lucente,
4ch’en l’altra si doventa buio e scuro:
e giá non pense nel tempo futuro,
né co’ al Signor despiace ei fraudolente?
né ancor non guardi che dina la gente,
8veggendose in palese quisto furo?
Ma sappi ch’io non so’sordo né muto,
ch’io non conosca le parole false,
11che ne la vista mi parver si salse,
odendo dimandar si gran trebuto.
Chi partir crede quel del suo fratello,
14el suo veggia partir con lo coltello.

XVIII

Consiglia un amico di non parlare senza riflettere.

Niccolò, io vero amico te conseglio
che tu ti guardi innanti, che ti attacche,
per che l’onor de toi vertute affiacche
4e cange Tordo nero e ’l bel vermeglio.