Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. II, 1920 – BEIC 1928827.djvu/15

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xxii - ser cecco nuccoli 9

XV

Narra, in gergo furbesco, un certo viaggio avventuroso.

Andando per via nova e per via maggio,
giá per Etiopia mi trovai in Parige;
salse nel mondo, c’ha le gran pendige,
4com’Guiglielmin di Flanda fece ’l saggio.
Poscia tornai dov’è ’l gran baronaggio,
io dico in Francia, ove son cose lige;
Giotto mi folse ed empi mia valige:
8poi mi partie e presi mio viaggio.
E ’nver’Galizia prese ’l mio camino;
poco piú oltre mi fu minacciato:
11e dimandomme s’io avea del fiorino.
Ond’io ristetti, ed avvisai ’l mercato:
e mia risposta fu ch’io malandrino:
14si ch’ei da me se parti corrucciato.
Andando giú trovai Lellio ’n armo,
e di lo sant’aitar basciai lo marmo.

XVI

Per la caduta dei signori da Pietramala.

Mostrasi chiaro, per divin giudizio,
giá quei da Pietramala condannate,
ei quai de l’alta rota son chinate
4e giú desposte d’ogne lor offizio.
Si gran peccato di soperbia e vizio
soffrir non podde el redentor Fate:
Lucifero angelo e gli altre chiamate
8private fuòr d’ogne bene letizio.
Poi ch’è sentenza, tal sia manifesta:
o qual conforto in ciò possa valere,
11che non convegna d’inchinar lor testa.