Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. II, 1920 – BEIC 1928827.djvu/26

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
20 xxiii - tenzoni di rimatori perugini

e mio fusse proprio de qui ad Empo‐
li, e per mezzo de fiorin gisse un raio,
11e dicere agli avari: — Costui dar vem pò; —
e posseder per me ciò, ch’io non aio,
e viver gioven quanto visse Isacche,
14puoi con David cantar «Salvum me /acche».

VI

TENZONE TRA UN IGNOTO E SER CECCO NUCCOLI

I

I — IGNOTO
Racconta al Nuccoli un caso occorso al suo Trebaldino.

Ser Cecco, vòle udire un novo incialmo?
Quando, dopo colui, bevve a quel nappo
Trebaldin tuo, un serpe i diè di grappo
4in sii nel naso, per maggiore spalmo.
Puoi ci sputò, e disse un cotal salmo;
allor diss’eglie: — S’io da questa scappo,
en simel caso giá mai non rincappo,
8se tu mi dessi di fiorini un palmo. —
Toccando se n’andava cosí ’l naso,
pensando tra se stesso averlo mozzo,
11guardando ancor s’el sangue era rimaso.
Allor diss’io: — Quest’è ben atto sozzo! —
né non vorria veder si fatto caso:
14en pria me gittarebbe giú in un pozzo.

I

2 — SER CECCO
Risponde oscuramente parlando di certi suoi guai.

La verde fronda, ch’io porto sul palmo,
si me ricovre quel, ch’io in acqua zappo;
né ’n tal vagheggio non cadde mal trappo,
4ma per iscusa fo questo timpalmo.