Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. II, 1920 – BEIC 1928827.djvu/83

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nota 77


renzo, fu tra i gonfalonieri dei balestrieri a Montaperti; fatto poi cavaliere, morí innanzi al 28 novembre 1280, lasciando due figli, Scolaio e Grigia, maritata in Mazzinghi (cfr. R. Palmieri, in Giorn. dant XXIII, 132-4). Amico di ser Brunetto Latini e di Rustico Filippi (p. 73), ebbe con Monte Andrea una tenzone d’argomento amoroso (A, n.i 688-9), e da lui gli fu diretto il primo son. della tenz. V. Nel congedo d’una sua canz. d’amore (A, 188) si designa malinconicamente col nome di «Speranvano». — La pres. tenz. è in A, n.i 698-9, con l’intitolazione «tenzone II» (cioè composta di due sonn.).

1, 11 «chi chi»: l’emendam. è del Monaci (Crest., p. 259).

2, 3 «e però», con «e» sovrabbondante; — 4 «branagio»: emend. del Monaci; — 12 «crede ca sua»: il contesto suggerisce «credo». — Nel v. 2 (come nel son. 1, vv. 6 e 8) l’ipermetria, solo apparente, dipende dalla rimalmezzo.

II. — Monte o Monte Andrea da Firenze, come lo chiama qualche ms. di rime antiche, fu, stando ai suoi sonn. politici, un guelfo arrabbiato: diversissimo quindi da quel Monte d’Andrea d’Ugo Medici, ghibellino militante, che fu membro della Societá de’ Toschi a Bologna nel 1259 ed ebbe il confino da Firenze nel 1268 e nel 1280 (Monaci, p. 274; Torraca, St. su la lir. it. d. Duec., pp. 225-6, 228); e meglio identificabile con un altro «Monteandreas de Florentia», che i Memoriali bolognesi attestano dimorante in questa cittá, forse come cambiatore, tra il 1267 e il ’74 (cfr. Zaccagnini, Per la st. lett. d. Duec., estr. da II libro e la stampa, 1912-3, pp. 27-9; F. Pellegrini, in Pass. bibl. d. lett. it., XXII, 5; R. Palmieri, in Giorn. dant., XXIII, 191-4). Il nome di lui si affida ad un ricco canzoniere di circa 120 componimenti tra canzoni e sonn., serbati quasi esclusivamente dal solito A. — Campione dei ghibellini si fa, nella tenz., Schiatta di messer Albizzo Pallavillani,che forse dovè proprio a questi versi l’esilio (i268), mentre a suo padre, pur ghibellino, fu concesso di restar provvisoriamente in cittá (Del. d. erud. tosc., VIII, 228, 254, 256). Nel 1280 fu tra i beneficiati dalla pace del card. Latino (ivi, IX, 92; Monaci, p. 261; Torraca, pp. 225, 227). Rimangono di lui anche 9 sonn. appartenenti ad un’altra tenz. con Monte (A, 646 69).— La pres. tenz. sta, per intero, in A, n.i 778-80; giá all’amanuense i due primi componimenti parvero ciascuno un son. doppio, donde il titolo «tenzone V». Il son. 5, anche in Vat. 3214, n.° 197. —